Articoli con tag “Corioni Andatevene

Zona De-Corionizzata

Corioni – Comunicato solidarietà (gennaio 2012)
Corioni Vattene – Comunicato aprile 2001
Corioni Andatevene: noi ci crediamo! – Prima parte (dicembre 2011)
Corioni Andatevene: noi ci crediamo! – Seconda parte (dicembre 2011)
Corioni Andatevene: noi ci crediamo! – Terza parte (gennaio 2012)

Francamente riflettiamo…

Purtroppo, l’attuale situazione finanziaria del Brescia Calcio non ci permette di vivere momenti spensierati e di godere fino in fondo dei successi conseguiti sul campo.

(altro…)

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Corioni andatevene – Terza parte

(Scarica il comunicato nel formato PDF)

Questa terza parte del comunicato ha un finale alternativo.

Consigliamo, a chi è prevenuto o adora il Pres. e la sua famiglia in maniera incondizionata, di saltare l’inizio e “recarsi” immediatamente alla bella favola finale.

Sempre col Brescia ma sempre contro C., per il bene di tutti, non solo di pochi!

Oltre alla diffusissima pratica di acclamare il presidente di turno con eccessiva enfasi, a Brescia da sempre vi è un’altra cattiva abitudine, tipica di gran parte dei tifosi nonché di alcuni giornalisti sportivi: quella cioè di deprimersi quando le cose vanno male, e di ritornare a “volare” non appena si infilano due risultati utili consecutivi.

In entrambi i casi mancano il necessario equilibrio e un po’ di obiettività, merce sempre più rara da queste parti e di questi tempi.

E se nel caso dei tifosi bisogna considerare le “attenuanti generiche” (il bresciano è un tipo sanguigno per natura, e l’amore travolgente per la Maglia gli gioca a volte brutti scherzi), nell’altro un po’ d’intenzione la riscontriamo.

Nulla di tanto grave, sia chiaro; del resto, si tratta pur sempre di una piccola “deformazione professionale”.

E se non fosse che la cosa potrebbe confondere il cittadino meno accorto distogliendo – come è già successo – la sua attenzione dalle tematiche più gravi, quelle cioè che attanagliano la società e minacciano sempre più seriamente il nostro futuro, non la evidenzieremmo nemmeno.

Purtroppo però le disgrazie di C. & Family stanno trascinando il nostro amatissimo Brescia in un baratro sempre più profondo e infernale, dal quale è sempre più difficile risalire.

Ciononostante, in questi giorni sentiamo parlare principalmente di rinforzi spettacolosi, di sacrifici societari encomiabili, addirittura di Play-off (a questo punto certamente non impossibili, ma per arrivarci bisognerebbe rimanere prima di tutto coi piedi per terra), di svolta societaria indolore,  e – naturalmente – di cessioni atte a solidificare una società che di fatto non esiste più, se non in maniera sempre più fittizia.

E mentre noi ci chiediamo se non sia meglio raccontare la verità al tifoso bresciano piuttosto che illuderlo – come sempre – con un presente edulcorato ad arte, le cose precipitano.

La realtà infatti racconta una cosa sola: l’ultima cordata bresciana veramente interessata all’acquisto del Brescia Calcio, ci riferiamo agli imprenditori nominati – o sottintesi – con assoluta certezza da stampa e nuovi dirigenti per quasi un anno, si è allontanata decisamente (sembra anche in maniera definitiva).

E, a quanto pare, le ragioni sono da ricercare nel nostro comunicato precedente (“Corioni andatevene: noi ci crediamo! – Seconda parte”), alle voci riguardanti i fattori umani (avidità, vanagloria, ecc.).

Alla fine, perciò, c’è stato il tanto temuto colpo di coda dello squalo di Ospitaletto (evidentemente ritornato alla carica con più “entusiasmo” di prima) e della sua sgangherata famiglia di invertebrati.

Come temevamo, è bastato poco per mandare tutto a puttane.

Qualche risultato utile; una classifica improvvisamente ribaltata; qualche offerta sostanziosa per gli ultimi giocatori di proprietà; qualche sirena pronta a garantire la continuità della famiglia all’interno della società stessa; e il gioco è fatto e la partita chiusa.

E a nulla sembrano essere servite le attività trasversali di Ugo C., i consigli e le speranze di tutti noi, le manifestazioni di disprezzo e quelle d’affetto dei tifosi.

Ora naturalmente molti si chiederanno cos’altro potrebbe accadere di tanto avverso.

Beh, innanzitutto il rischio di un fallimento indegno è sempre più vicino.

Secondariamente, visto i tempi correnti, i valori mancanti e i segnali non certo incoraggianti, c’è anche il fondato pericolo che il Brescia diventi presto una succursale di qualche società di “prestigio” (vedi Juventus, Parma, ecc.), cosa decisamente peggiore anche dell’ipotesi bancarotta.

Sia chiaro, diciamo tutto questo non per una particolare forma di catastrofismo congenito o per un desiderio di rivalsa nei confronti di chi ci ha sempre tacciato di mala fede e “bastian contrarismo”, bensì per amore della Maglia e dei suoi colori, e per quel desiderio di Verità sempre ricercato e difeso negli interessi del Brescia e di tutti i suoi tifosi, ma non solo.

È nostra convinzione infatti che negare l’evidenza e rimandare oltremodo ogni tipo di valida soluzione, oltre che diabolico (visto i precedenti) sia anche meschino e stupido.

Ma se ci fosse ancora qualcuno incredulo per quanto detto fino a ora, oppure che volesse vivere la favola del generoso re fino in fondo, può concludere questa lettura con una bella bugia a lieto fine.

Eccolo quindi servito:

“… la situazione è grave, ma non c’è da preoccuparsi.

Dopo il tramonto della famigerata cordata d’imprenditori bresciani, Corioni sta già pensando a un futuro diverso e a un’alternativa che parrebbe arrivare da molto, molto lontano (Cina, Russia, Giappone, Lapponia, Tanzania: a voi l’ardua scelta).

E se nessun nuovo Abramovich dovesse spuntare all’orizzonte, o se mai ciò dovesse accadere ma la famiglia non lo ritenesse all’altezza, c’è già pronto il piano “C”.

La sua “mission” infatti sarà – ancora una volta – quella di riportarci a volare molto in alto senza però farci soffrire più di tanto.

Tutto ciò dovrebbe accadere – fra l’altro – nella maniera più difficile ed eroica (tanti ci hanno provato, ma tutti hanno fallito); cioè con ragazzi ancora più giovani; senza spendere un “tolino”; svendendo tutti i giocatori con un briciolo di mercato; prendendo per il culo come sempre tifosi e stampa locale; ecc.

Forse non sarà facile, ma di certo possibile, soprattutto per un imprenditore e una famiglia che, in pochissimi anni, sono riusciti ad accumulare quaranta, cinquanta, sessanta milioni di euro di debiti; a distruggere un patrimonio economico/sociale eccezionale; a disintegrare una tifoseria unica nel suo genere.

Non dimentichiamo poi che Corioni s’intende di calcio, è un vero e proprio esperto.

E se la società è sull’orlo del fallimento di certo lui non ha nessuna responsabilità; del resto lo sanno tutti ormai che i calciatori migliori gli sono stati scippati da ignoti furfanti, e i bilanci sono stati imbrogliati da folletti perversi.

Fosse stato per lui, i “gnari” più promettenti li avrebbe tenuti fino alla fine, altro che cederli al primo passante!

Piuttosto bisognerebbe chiedersi come abbia fatto a rimanere in piedi nonostante la superficialità, l’incapacità, l’indecisione di chi lo circonda e lo obbliga – di volta in volta – a fare grosse cazzate.

E che dire poi di Istituzioni, imprenditori bresciani e tifosi: ingrati, freddi, distanti, ingiusti, pretenziosi, disonesti, codardi, machiavellici, estorsori, a volte perfino deficienti, a suo dire.

Solamente i giornalisti (nemmeno tutti!) lo capiscono e lo sorreggono.

È proprio un mestiere difficile quello del presidente di calcio, con pochissime soddisfazioni e senza alcun tipo di ritorno economico, dobbiamo ammetterlo.

Solamente chi ha un’attività/azienda sana e soprattutto rispettata, e possiede virtù non comuni può pensare di farlo.

Quindi, cari tifosi, comunque vada siamo in buone mani.

Non c’è da preoccuparsi!

C’è chi lavora per il nostro futuro e – soprattutto – c’è chi vigila attento e imparziale.

… e vissero tutti (in particolare C. & Family) felici e contenti.”

To be continued…

 Ultras Brescia 1911 Ex-Curva Nord

Brescia 25/01/2012


Corioni Andatevene – Prima parte

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Sempre col Brescia ma sempre contro C., per il bene di tutti, non solo di pochi!

Mentre si rincorrono sempre più insistenti le voci riguardo un possibile passaggio di mano della società; mentre tutti fanno a gara nel dare per primi la fatidica notizia, quasi si trattasse di una nuova Annunciazione; mentre la banca che ha sempre sostenuto e consigliato C. “s’illumina d’immenso” (rendendosi finalmente conto del vuoto creatosi in tutti questi anni); mentre il presidente di tale banca gli ritira la fatidica fiducia, proponendosi come un possibile e moderno – ma poco credibile – traghettatore d’anime; mentre accade tutto questo e molto altro ancora, approfittando della “cortina fumogena” alzatasi proprio con la notizia della possibile cessione della società, la famiglia C. si è gettata a capo fitto in un mercato che si sta rivelando – almeno per loro – fra i più prolifici e consistenti.

Incurante infatti degli sbagli del recente passato e degli ultimi risultati di campionato catastrofici (solamente il vento di Livorno e il fattore “C…” ci hanno permesso di rovesciare questa tendenza), frutto di una campagna estiva vergognosa e deficitaria, la famiglia C. ha ripreso la sua attività principale: lo smantellamento del capitale sociale del Brescia Calcio.

E lo sta facendo con un dinamismo impensabile per una società che per certi aspetti è rimasta al palo per diversi anni, riducendo un’organizzazione – quasi – impeccabile (ci riferiamo al Brescia Calcio dei primi anni novanta) ad un’improbabile e sgangherata azienda a conduzione familiare.

E sebbene la speranza di un futuro migliore ci induca in tentazione fino a pensare: “…che vendano tutto e poi se ne vadano a fare in c…!”, noi non possiamo restare passivi di fronte a questo scempio.

È nostro dovere infatti provare a fermarli, nonostante i moltissimi tentativi fatti dal nostro gruppo in passato non abbiano sortito l’effetto sperato (dimissioni “consensuali” e cessione reale della società possibilmente a persone serie, capaci e rispettose, non necessariamente ricche sfondate).

Ci auguriamo perciò di non restare – ad un certo punto e ancora una volta – soli in questa legittima battaglia.

To be continued…

 Ultras Brescia 1911 Curva Nord

Brescia 29/12/2011


Corioni andatevene – Seconda parte

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Sempre col Brescia ma sempre contro C., per il bene di tutti, non solo di pochi!

Come dicevamo, mentre spuntano cordate e imprenditori “da ogni dove”, e lo sport nazionale sembra sia diventato quello di sparare sulla famiglia C., la stessa continua imperterrita a svuotare l’incredibile patrimonio che risponde al nome di Brescia Calcio.

Un bene comune, appartenente alla città e alla provincia, a tutti i bresciani quindi, che negli anni però è stato spremuto, consumato, dissanguato, immiserito e infine ridotto a un mero prodotto aziendale (a uso e consumo esclusivo del presidente e della sua famiglia), allontanando – di fatto – migliaia di tifosi dalla loro grande passione.

E come se non bastasse, allo stesso tempo – e con una certa complicità – la famiglia C., la maggiore responsabile di tutto questo, è stata elevata a oggetto di culto con molta – troppa – generosità, tanto da essere giustificata e sostenuta anche nelle scelte più assurde (e c’è ancora chi la difende e la ringrazia!).

Sono molte quindi le ragioni di questo fallimento epocale, giunto al suo apice proprio nell’anno del Centenario.

Oltretutto, se la società è alla frutta e i nostri dirigenti stanno leccando – senza ritegno – il fondo di un barile ormai consunto, svuotato ormai da tempo di quella dignità e di quel buonsenso sempre più necessari, la colpa è anche di chi ha chiuso gli occhi e ha permesso – in tutti questi anni – che si consumassero anche gli affari meno vantaggiosi.

Non si “producono” infatti cinquanta, sessanta milioni di euro di debiti in pochissimo tempo da soli (sarebbe troppo anche per il Gino); solamente attraverso un progetto “inverso” e insensato, sviluppato su larga scala e con l’aiuto e il tacito consenso di alcuni personaggi rivelatisi poi decisivi (e negativi al massimo), si poteva concretizzare questa voragine macroscopica, tanto grande da spaventare anche gli industriali bresciani più facoltosi.

Certo, molto di tutto ciò ha – come già detto più volte – delle ragioni economiche, manageriali e strategiche: la mancanza – appunto – di un progetto accorto e condiviso, sostituito dalla peggiore improvvisazione e condizionato ormai da una disperazione sempre più evidente e da una forma di autolesionismo tutt’altro che incipiente; le incapacità professionali – croniche e risapute – di molti dirigenti; le cessioni affrettate e incomprensibili, da considerarsi – in ogni caso – come un danno incalcolabile al patrimonio calcistico – e sociale – bresciano, non certo un valore aggiunto, come qualcuno ha sempre cercato di farci credere; uno sponsor troppo invadente che invece di tutelare i propri interessi ha contribuito a questa grande farsa, mantenendo oltre il lecito C. & Family; ecc.

Ma un ruolo determinante l’hanno avuto anche diversi fattori umani e esterni: l’avidità, la vanagloria, le debolezze e i vizi del Pres. e dei suoi familiari; l’indifferenza di gran parte dell’opinione pubblica e dei rappresentanti le Istituzioni; i pregiudizi, la malafede e la frustrazione dei cortigiani; le indecisioni di chi – troppo spesso – è rimasto al palo o addirittura assente; la meschinità e l’opportunismo di chi è sempre stato puntuale nell’ignorare i nostri consigli, nel criticare e strumentalizzare le nostre proteste e nel definirci “bastian contrari”, “piccapietre”, violenti, burattini, deficienti, corrotti e privi di buon senso, col chiaro intento di demonizzarci, screditarci e renderci inoffensivi (in tutto questo c’è stato anche lo zampino di una parte della stampa e della Questura, spesso pronte ad accontentare le richieste del sovrano).

Nessuno quindi è esente da responsabilità, sebbene il peso sulla coscienza abbia un valore diverso secondo i casi.

Perciò, prima di accampare scuse o sfogare la propria rabbia su chi ha gestito malissimo il Brescia Calcio S.p.A. negli ultimi tempi (in particolare negli ultimi undici anni); prima di salire sul famigerato carro dei vincitori e urlare la propria gioia per la caduta in disgrazia dell’imperatore; facciamoci un profondo esame interiore e rimettiamo tutto in discussione.

E mentre il passaggio di mano della società sembrerebbe essere – a questo punto – solo una questione di tempo; mentre la parentesi calcistica di C. & Family dovrebbe essere giunta – finalmente – alla sua inevitabile conclusione (sebbene ci si aspetti ancora qualche furbesco colpo di coda); mentre la lunga agonia potrebbe finire presto lasciando spazio a un futuro fatto di nuove speranze; lavoriamo fin da ora per evitare i tanti sbagli del passato.

Facciamo in modo che siano finalmente riconosciuti e sanciti i nostri diritti, le necessarie capacità, le sincere passioni, le vere appartenenze, e soprattutto i giusti valori da mettere in campo.

Esaltiamo il legame che ci unisce alla nostra città e alla nostra Maglia, evitando magari retorica e ipocrisia.

Sfuggiamo all’errore di tifare per questo o per quell’imprenditore: la salvezza va ricercata nelle nostre forze, nelle nostre potenzialità, non certo in quelle di un qualsiasi miliardario.

Evitiamo – se possibile – che s’instauri un nuovo despota, ricco di promesse ma distante dalla realtà e dalla tifoseria tutta.

Impediamo – a chi ne ha il potere – che si consacri un nuovo “feticcio”.

Opponiamoci a chi vorrebbe trasformare il Brescia Calcio in una succursale di lusso.

Inculchiamo nelle nuove generazioni l’amore per la Maglia biancoblu con la “V” sul petto; svegliamole da quello sgradevole torpore che sembra caratterizzarle; coinvolgiamole in tutte le battaglie necessarie ad arginare questa lenta e dolorosa deriva sociale e a spezzare questa nuova e pericolosa ondata repressiva (di cui la tessera del tifoso è solamente una frontiera).

Blocchiamo finalmente la “diaspora” dei tifosi di Brescia, storicamente pronti a tutto (perfino ad andare a Torino e Milano) pur di evitare i capricci di questa sgangherata famiglia.

Proponiamo, partecipiamo e – soprattutto – cerchiamo di non subire mai più gli umori e i capricci del potente di turno.

Restare in balia dei risultati e di questi dirigenti sarebbe oltremodo superficiale e pericoloso.

Facciamo davvero qualcosa per il nostro amato Brescia, ma facciamolo fin da ora.

Cacciare il tiranno e i suoi parenti non basta…

To be continued…

 Ultras Brescia 1911 Curva Nord

Brescia 29/12/2011