Corioni andatevene – Seconda parte

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Sempre col Brescia ma sempre contro C., per il bene di tutti, non solo di pochi!

Come dicevamo, mentre spuntano cordate e imprenditori “da ogni dove”, e lo sport nazionale sembra sia diventato quello di sparare sulla famiglia C., la stessa continua imperterrita a svuotare l’incredibile patrimonio che risponde al nome di Brescia Calcio.

Un bene comune, appartenente alla città e alla provincia, a tutti i bresciani quindi, che negli anni però è stato spremuto, consumato, dissanguato, immiserito e infine ridotto a un mero prodotto aziendale (a uso e consumo esclusivo del presidente e della sua famiglia), allontanando – di fatto – migliaia di tifosi dalla loro grande passione.

E come se non bastasse, allo stesso tempo – e con una certa complicità – la famiglia C., la maggiore responsabile di tutto questo, è stata elevata a oggetto di culto con molta – troppa – generosità, tanto da essere giustificata e sostenuta anche nelle scelte più assurde (e c’è ancora chi la difende e la ringrazia!).

Sono molte quindi le ragioni di questo fallimento epocale, giunto al suo apice proprio nell’anno del Centenario.

Oltretutto, se la società è alla frutta e i nostri dirigenti stanno leccando – senza ritegno – il fondo di un barile ormai consunto, svuotato ormai da tempo di quella dignità e di quel buonsenso sempre più necessari, la colpa è anche di chi ha chiuso gli occhi e ha permesso – in tutti questi anni – che si consumassero anche gli affari meno vantaggiosi.

Non si “producono” infatti cinquanta, sessanta milioni di euro di debiti in pochissimo tempo da soli (sarebbe troppo anche per il Gino); solamente attraverso un progetto “inverso” e insensato, sviluppato su larga scala e con l’aiuto e il tacito consenso di alcuni personaggi rivelatisi poi decisivi (e negativi al massimo), si poteva concretizzare questa voragine macroscopica, tanto grande da spaventare anche gli industriali bresciani più facoltosi.

Certo, molto di tutto ciò ha – come già detto più volte – delle ragioni economiche, manageriali e strategiche: la mancanza – appunto – di un progetto accorto e condiviso, sostituito dalla peggiore improvvisazione e condizionato ormai da una disperazione sempre più evidente e da una forma di autolesionismo tutt’altro che incipiente; le incapacità professionali – croniche e risapute – di molti dirigenti; le cessioni affrettate e incomprensibili, da considerarsi – in ogni caso – come un danno incalcolabile al patrimonio calcistico – e sociale – bresciano, non certo un valore aggiunto, come qualcuno ha sempre cercato di farci credere; uno sponsor troppo invadente che invece di tutelare i propri interessi ha contribuito a questa grande farsa, mantenendo oltre il lecito C. & Family; ecc.

Ma un ruolo determinante l’hanno avuto anche diversi fattori umani e esterni: l’avidità, la vanagloria, le debolezze e i vizi del Pres. e dei suoi familiari; l’indifferenza di gran parte dell’opinione pubblica e dei rappresentanti le Istituzioni; i pregiudizi, la malafede e la frustrazione dei cortigiani; le indecisioni di chi – troppo spesso – è rimasto al palo o addirittura assente; la meschinità e l’opportunismo di chi è sempre stato puntuale nell’ignorare i nostri consigli, nel criticare e strumentalizzare le nostre proteste e nel definirci “bastian contrari”, “piccapietre”, violenti, burattini, deficienti, corrotti e privi di buon senso, col chiaro intento di demonizzarci, screditarci e renderci inoffensivi (in tutto questo c’è stato anche lo zampino di una parte della stampa e della Questura, spesso pronte ad accontentare le richieste del sovrano).

Nessuno quindi è esente da responsabilità, sebbene il peso sulla coscienza abbia un valore diverso secondo i casi.

Perciò, prima di accampare scuse o sfogare la propria rabbia su chi ha gestito malissimo il Brescia Calcio S.p.A. negli ultimi tempi (in particolare negli ultimi undici anni); prima di salire sul famigerato carro dei vincitori e urlare la propria gioia per la caduta in disgrazia dell’imperatore; facciamoci un profondo esame interiore e rimettiamo tutto in discussione.

E mentre il passaggio di mano della società sembrerebbe essere – a questo punto – solo una questione di tempo; mentre la parentesi calcistica di C. & Family dovrebbe essere giunta – finalmente – alla sua inevitabile conclusione (sebbene ci si aspetti ancora qualche furbesco colpo di coda); mentre la lunga agonia potrebbe finire presto lasciando spazio a un futuro fatto di nuove speranze; lavoriamo fin da ora per evitare i tanti sbagli del passato.

Facciamo in modo che siano finalmente riconosciuti e sanciti i nostri diritti, le necessarie capacità, le sincere passioni, le vere appartenenze, e soprattutto i giusti valori da mettere in campo.

Esaltiamo il legame che ci unisce alla nostra città e alla nostra Maglia, evitando magari retorica e ipocrisia.

Sfuggiamo all’errore di tifare per questo o per quell’imprenditore: la salvezza va ricercata nelle nostre forze, nelle nostre potenzialità, non certo in quelle di un qualsiasi miliardario.

Evitiamo – se possibile – che s’instauri un nuovo despota, ricco di promesse ma distante dalla realtà e dalla tifoseria tutta.

Impediamo – a chi ne ha il potere – che si consacri un nuovo “feticcio”.

Opponiamoci a chi vorrebbe trasformare il Brescia Calcio in una succursale di lusso.

Inculchiamo nelle nuove generazioni l’amore per la Maglia biancoblu con la “V” sul petto; svegliamole da quello sgradevole torpore che sembra caratterizzarle; coinvolgiamole in tutte le battaglie necessarie ad arginare questa lenta e dolorosa deriva sociale e a spezzare questa nuova e pericolosa ondata repressiva (di cui la tessera del tifoso è solamente una frontiera).

Blocchiamo finalmente la “diaspora” dei tifosi di Brescia, storicamente pronti a tutto (perfino ad andare a Torino e Milano) pur di evitare i capricci di questa sgangherata famiglia.

Proponiamo, partecipiamo e – soprattutto – cerchiamo di non subire mai più gli umori e i capricci del potente di turno.

Restare in balia dei risultati e di questi dirigenti sarebbe oltremodo superficiale e pericoloso.

Facciamo davvero qualcosa per il nostro amato Brescia, ma facciamolo fin da ora.

Cacciare il tiranno e i suoi parenti non basta…

To be continued…

 Ultras Brescia 1911 Curva Nord

Brescia 29/12/2011

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