Corioni andatevene – Terza parte

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Questa terza parte del comunicato ha un finale alternativo.

Consigliamo, a chi è prevenuto o adora il Pres. e la sua famiglia in maniera incondizionata, di saltare l’inizio e “recarsi” immediatamente alla bella favola finale.

Sempre col Brescia ma sempre contro C., per il bene di tutti, non solo di pochi!

Oltre alla diffusissima pratica di acclamare il presidente di turno con eccessiva enfasi, a Brescia da sempre vi è un’altra cattiva abitudine, tipica di gran parte dei tifosi nonché di alcuni giornalisti sportivi: quella cioè di deprimersi quando le cose vanno male, e di ritornare a “volare” non appena si infilano due risultati utili consecutivi.

In entrambi i casi mancano il necessario equilibrio e un po’ di obiettività, merce sempre più rara da queste parti e di questi tempi.

E se nel caso dei tifosi bisogna considerare le “attenuanti generiche” (il bresciano è un tipo sanguigno per natura, e l’amore travolgente per la Maglia gli gioca a volte brutti scherzi), nell’altro un po’ d’intenzione la riscontriamo.

Nulla di tanto grave, sia chiaro; del resto, si tratta pur sempre di una piccola “deformazione professionale”.

E se non fosse che la cosa potrebbe confondere il cittadino meno accorto distogliendo – come è già successo – la sua attenzione dalle tematiche più gravi, quelle cioè che attanagliano la società e minacciano sempre più seriamente il nostro futuro, non la evidenzieremmo nemmeno.

Purtroppo però le disgrazie di C. & Family stanno trascinando il nostro amatissimo Brescia in un baratro sempre più profondo e infernale, dal quale è sempre più difficile risalire.

Ciononostante, in questi giorni sentiamo parlare principalmente di rinforzi spettacolosi, di sacrifici societari encomiabili, addirittura di Play-off (a questo punto certamente non impossibili, ma per arrivarci bisognerebbe rimanere prima di tutto coi piedi per terra), di svolta societaria indolore,  e – naturalmente – di cessioni atte a solidificare una società che di fatto non esiste più, se non in maniera sempre più fittizia.

E mentre noi ci chiediamo se non sia meglio raccontare la verità al tifoso bresciano piuttosto che illuderlo – come sempre – con un presente edulcorato ad arte, le cose precipitano.

La realtà infatti racconta una cosa sola: l’ultima cordata bresciana veramente interessata all’acquisto del Brescia Calcio, ci riferiamo agli imprenditori nominati – o sottintesi – con assoluta certezza da stampa e nuovi dirigenti per quasi un anno, si è allontanata decisamente (sembra anche in maniera definitiva).

E, a quanto pare, le ragioni sono da ricercare nel nostro comunicato precedente (“Corioni andatevene: noi ci crediamo! – Seconda parte”), alle voci riguardanti i fattori umani (avidità, vanagloria, ecc.).

Alla fine, perciò, c’è stato il tanto temuto colpo di coda dello squalo di Ospitaletto (evidentemente ritornato alla carica con più “entusiasmo” di prima) e della sua sgangherata famiglia di invertebrati.

Come temevamo, è bastato poco per mandare tutto a puttane.

Qualche risultato utile; una classifica improvvisamente ribaltata; qualche offerta sostanziosa per gli ultimi giocatori di proprietà; qualche sirena pronta a garantire la continuità della famiglia all’interno della società stessa; e il gioco è fatto e la partita chiusa.

E a nulla sembrano essere servite le attività trasversali di Ugo C., i consigli e le speranze di tutti noi, le manifestazioni di disprezzo e quelle d’affetto dei tifosi.

Ora naturalmente molti si chiederanno cos’altro potrebbe accadere di tanto avverso.

Beh, innanzitutto il rischio di un fallimento indegno è sempre più vicino.

Secondariamente, visto i tempi correnti, i valori mancanti e i segnali non certo incoraggianti, c’è anche il fondato pericolo che il Brescia diventi presto una succursale di qualche società di “prestigio” (vedi Juventus, Parma, ecc.), cosa decisamente peggiore anche dell’ipotesi bancarotta.

Sia chiaro, diciamo tutto questo non per una particolare forma di catastrofismo congenito o per un desiderio di rivalsa nei confronti di chi ci ha sempre tacciato di mala fede e “bastian contrarismo”, bensì per amore della Maglia e dei suoi colori, e per quel desiderio di Verità sempre ricercato e difeso negli interessi del Brescia e di tutti i suoi tifosi, ma non solo.

È nostra convinzione infatti che negare l’evidenza e rimandare oltremodo ogni tipo di valida soluzione, oltre che diabolico (visto i precedenti) sia anche meschino e stupido.

Ma se ci fosse ancora qualcuno incredulo per quanto detto fino a ora, oppure che volesse vivere la favola del generoso re fino in fondo, può concludere questa lettura con una bella bugia a lieto fine.

Eccolo quindi servito:

“… la situazione è grave, ma non c’è da preoccuparsi.

Dopo il tramonto della famigerata cordata d’imprenditori bresciani, Corioni sta già pensando a un futuro diverso e a un’alternativa che parrebbe arrivare da molto, molto lontano (Cina, Russia, Giappone, Lapponia, Tanzania: a voi l’ardua scelta).

E se nessun nuovo Abramovich dovesse spuntare all’orizzonte, o se mai ciò dovesse accadere ma la famiglia non lo ritenesse all’altezza, c’è già pronto il piano “C”.

La sua “mission” infatti sarà – ancora una volta – quella di riportarci a volare molto in alto senza però farci soffrire più di tanto.

Tutto ciò dovrebbe accadere – fra l’altro – nella maniera più difficile ed eroica (tanti ci hanno provato, ma tutti hanno fallito); cioè con ragazzi ancora più giovani; senza spendere un “tolino”; svendendo tutti i giocatori con un briciolo di mercato; prendendo per il culo come sempre tifosi e stampa locale; ecc.

Forse non sarà facile, ma di certo possibile, soprattutto per un imprenditore e una famiglia che, in pochissimi anni, sono riusciti ad accumulare quaranta, cinquanta, sessanta milioni di euro di debiti; a distruggere un patrimonio economico/sociale eccezionale; a disintegrare una tifoseria unica nel suo genere.

Non dimentichiamo poi che Corioni s’intende di calcio, è un vero e proprio esperto.

E se la società è sull’orlo del fallimento di certo lui non ha nessuna responsabilità; del resto lo sanno tutti ormai che i calciatori migliori gli sono stati scippati da ignoti furfanti, e i bilanci sono stati imbrogliati da folletti perversi.

Fosse stato per lui, i “gnari” più promettenti li avrebbe tenuti fino alla fine, altro che cederli al primo passante!

Piuttosto bisognerebbe chiedersi come abbia fatto a rimanere in piedi nonostante la superficialità, l’incapacità, l’indecisione di chi lo circonda e lo obbliga – di volta in volta – a fare grosse cazzate.

E che dire poi di Istituzioni, imprenditori bresciani e tifosi: ingrati, freddi, distanti, ingiusti, pretenziosi, disonesti, codardi, machiavellici, estorsori, a volte perfino deficienti, a suo dire.

Solamente i giornalisti (nemmeno tutti!) lo capiscono e lo sorreggono.

È proprio un mestiere difficile quello del presidente di calcio, con pochissime soddisfazioni e senza alcun tipo di ritorno economico, dobbiamo ammetterlo.

Solamente chi ha un’attività/azienda sana e soprattutto rispettata, e possiede virtù non comuni può pensare di farlo.

Quindi, cari tifosi, comunque vada siamo in buone mani.

Non c’è da preoccuparsi!

C’è chi lavora per il nostro futuro e – soprattutto – c’è chi vigila attento e imparziale.

… e vissero tutti (in particolare C. & Family) felici e contenti.”

To be continued…

 Ultras Brescia 1911 Ex-Curva Nord

Brescia 25/01/2012

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