BRESCIA vs BERGAMO – La battaglia di Rudiano – Primo maggio 2014

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Rivisitazione storica di una delle battaglie più sanguinose della nostra storia (con combattimenti reali!).

In collaborazione con la “Confraternita del Leone”.

Brescia vs Bergamo

La battaglia di Rudiano, detta anche della “Malamorte”

Conflitto cruento tra Brescia e Milano contro Bergamo, Cremona e altri.

Vincono i bresciani e il carroccio cremonese è portato in città.

BATTAGLIA di RUDIANO – 7 luglio 1191

7 luglio 1191, giorno di Sant’Appollonio vescovo del II o IV sec. e patrono di Brescia.

La battaglia scoppia per questioni di confine lungo l’Oglio.

Cremona e Bergamo formano un’alleanza con Pavia, Como, Lodi, Parma, Reggio, Ferrara, Modena, Bologna, Verona, Mantova e Piacenza contro Brescia e Milano.

La zona interessata dalle operazioni belliche si estende lungo il fiume Oglio da Telgate a Palazzolo, Palosco, Cividate e Rudiano.

Gli eserciti si attestano lungo il confine segnato dal fiume.

I bergamaschi si accampano tra Palosco e Telgate, minacciando il ponte di Palazzolo.

I bresciani si posizionano a Palazzolo in attesa dei milanesi.

I cremonesi a Cividate.

Per controllare i cremonesi che minacciano il ponte di Rudiano, i bresciani inviano delle truppe comandate da Biatta da Palazzo nel castello di Rudiano.

Il numero dei soldati è sconosciuto.

Oltre alla milizia cittadina, nell’esercito bresciano vi sono anche i popolani comandati da Gezo dei Cossi, Geroldo Geroldi, Giovanni di Pagafodro e Gualando Gualandi, provenienti dal Contado e dalle Valli.

Probabilmente erano in campo anche dei veterani della battaglia di Legnano vinta il 29 maggio 1176 contro il Barbarossa.

Non si conoscono i nomi dei comandanti bergamaschi e cremonesi.

I cremonesi durante la notte gettano un ponte di barche vicino a Cividate e nella mattina si dirigono verso Palazzolo. Sono seguiti dai bergamaschi che li hanno raggiunti nottetempo dal loro accampamento con contingenti parmigiani, lodigiani e pavesi.

Gli alleati saccheggiano i territori bresciani, mentre i milanesi sono ancora in marcia.

Nella tarda mattinata i bresciani si accorgono che i bergamaschi non minacciano più il ponte di Palazzolo, ma hanno già invaso con i cremonesi il territorio comunale, per questo muovono contro gli invasori.

L’esercito bresciano è diviso in quattro schiere comandate da: Giacomo Confalonieri, Protoncelao da Mairano, Manuele da Concesio ed un Tangetini.

Difendono il Carroccio bresciano: Vianesio da Lavellongo, Boccaccio dei Boccacci, un Redoldeschi e Pontonello da Sant’Andrea.

I bresciani si lanciano sugli invasori confidando nell’arrivo degli alleati.

Sui milanesi i pareri sono discordi, secondo lo storico Malvezzi non sarebbero giunti in tempo per partecipare alla battaglia, mentre secondo Giulini avrebbero distrutto Romano, conquistato Cortenuova e devastato altre località bergamasche.

L’urto degli eserciti non porta a una rottura immediata.

L’esito è incerto.

Alla fine, demoralizzati dal mancato arrivo dei milanesi, i bresciani “sbandano”, specialmente i cavalieri.

Segue un ripiegamento generale, alcuni fuggono, mentre altri si oppongono agli avversari che incalzano preferendo la morte sul campo.

Cremonesi e Bergamaschi raddoppiano l’impeto pensando di aver vinto la battaglia.

Quando la rotta dei bresciani sembra irrefrenabile e la vittoria sicura, si ode lo squillo delle trombe e Biatta da Palazzo piomba sulle spalle dei nemici.

Avvertito dagli esploratori mandati a Palazzolo, Biatta si è precipitato in aiuto dei concittadini, lanciandosi contro il nemico e rincuorando i fuggitivi.

Sfuggito all’osservazione delle spie nemiche, il suo piccolo contingente riesce ad attaccare i bergamaschi che “sbandano” vistosamente.

Il mutamento delle sorti della battaglia galvanizza i bresciani che vogliono ricacciare il nemico oltre il fiume.

Sull’Oglio, in questa zona, c’è solo il ponte di barche costruito dai cremonesi dove cercano scampo i bergamaschi.

Il peso fa cedere i pali di sostegno, crollare il ponte e precipitare in acqua i fuggitivi.

Sul ponte ci sono anche alcuni bresciani che incalzano i nemici.

Gli sconfitti cercano perciò di attraversare il fiume, ma muoiono annegati.

Nella tradizione popolare, la morte per annegamento dei soldati cremonesi e bergamaschi caduti nel fiume ha dato allo scontro il nome di battaglia della Malamorte.

Verso sera l’esercito bresciano torna in città con il carroccio cremonese che viene offerto in ringraziamento nella cattedrale di San Pietro de Dom.

I milanesi arrivano solo a tarda sera, a battaglia conclusa.

L’8 dicembre 1191 i rappresentanti imperiali Salimbene e Passavera si incontrano con quelli comunali. Stabiliscono che Volpino, Coalino e Ceratello siano restituite ai bresciani e Sarnico, More e Calepio tornino a Bergamo.

 

 

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