Corioni Andatevene – Prima parte
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Sempre col Brescia ma sempre contro C., per il bene di tutti, non solo di pochi!
Mentre si rincorrono sempre più insistenti le voci riguardo un possibile passaggio di mano della società; mentre tutti fanno a gara nel dare per primi la fatidica notizia, quasi si trattasse di una nuova Annunciazione; mentre la banca che ha sempre sostenuto e consigliato C. “s’illumina d’immenso” (rendendosi finalmente conto del vuoto creatosi in tutti questi anni); mentre il presidente di tale banca gli ritira la fatidica fiducia, proponendosi come un possibile e moderno – ma poco credibile – traghettatore d’anime; mentre accade tutto questo e molto altro ancora, approfittando della “cortina fumogena” alzatasi proprio con la notizia della possibile cessione della società, la famiglia C. si è gettata a capo fitto in un mercato che si sta rivelando – almeno per loro – fra i più prolifici e consistenti.
Incurante infatti degli sbagli del recente passato e degli ultimi risultati di campionato catastrofici (solamente il vento di Livorno e il fattore “C…” ci hanno permesso di rovesciare questa tendenza), frutto di una campagna estiva vergognosa e deficitaria, la famiglia C. ha ripreso la sua attività principale: lo smantellamento del capitale sociale del Brescia Calcio.
E lo sta facendo con un dinamismo impensabile per una società che per certi aspetti è rimasta al palo per diversi anni, riducendo un’organizzazione – quasi – impeccabile (ci riferiamo al Brescia Calcio dei primi anni novanta) ad un’improbabile e sgangherata azienda a conduzione familiare.
E sebbene la speranza di un futuro migliore ci induca in tentazione fino a pensare: “…che vendano tutto e poi se ne vadano a fare in c…!”, noi non possiamo restare passivi di fronte a questo scempio.
È nostro dovere infatti provare a fermarli, nonostante i moltissimi tentativi fatti dal nostro gruppo in passato non abbiano sortito l’effetto sperato (dimissioni “consensuali” e cessione reale della società possibilmente a persone serie, capaci e rispettose, non necessariamente ricche sfondate).
Ci auguriamo perciò di non restare – ad un certo punto e ancora una volta – soli in questa legittima battaglia.
To be continued…
Ultras Brescia 1911 Curva Nord
Brescia 29/12/2011
Corioni andatevene – Seconda parte
(Scarica il comunicato nel formato PDF)
Sempre col Brescia ma sempre contro C., per il bene di tutti, non solo di pochi!
Come dicevamo, mentre spuntano cordate e imprenditori “da ogni dove”, e lo sport nazionale sembra sia diventato quello di sparare sulla famiglia C., la stessa continua imperterrita a svuotare l’incredibile patrimonio che risponde al nome di Brescia Calcio.
Un bene comune, appartenente alla città e alla provincia, a tutti i bresciani quindi, che negli anni però è stato spremuto, consumato, dissanguato, immiserito e infine ridotto a un mero prodotto aziendale (a uso e consumo esclusivo del presidente e della sua famiglia), allontanando – di fatto – migliaia di tifosi dalla loro grande passione.
E come se non bastasse, allo stesso tempo – e con una certa complicità – la famiglia C., la maggiore responsabile di tutto questo, è stata elevata a oggetto di culto con molta – troppa – generosità, tanto da essere giustificata e sostenuta anche nelle scelte più assurde (e c’è ancora chi la difende e la ringrazia!).
Sono molte quindi le ragioni di questo fallimento epocale, giunto al suo apice proprio nell’anno del Centenario.
Oltretutto, se la società è alla frutta e i nostri dirigenti stanno leccando – senza ritegno – il fondo di un barile ormai consunto, svuotato ormai da tempo di quella dignità e di quel buonsenso sempre più necessari, la colpa è anche di chi ha chiuso gli occhi e ha permesso – in tutti questi anni – che si consumassero anche gli affari meno vantaggiosi.
Non si “producono” infatti cinquanta, sessanta milioni di euro di debiti in pochissimo tempo da soli (sarebbe troppo anche per il Gino); solamente attraverso un progetto “inverso” e insensato, sviluppato su larga scala e con l’aiuto e il tacito consenso di alcuni personaggi rivelatisi poi decisivi (e negativi al massimo), si poteva concretizzare questa voragine macroscopica, tanto grande da spaventare anche gli industriali bresciani più facoltosi.
Certo, molto di tutto ciò ha – come già detto più volte – delle ragioni economiche, manageriali e strategiche: la mancanza – appunto – di un progetto accorto e condiviso, sostituito dalla peggiore improvvisazione e condizionato ormai da una disperazione sempre più evidente e da una forma di autolesionismo tutt’altro che incipiente; le incapacità professionali – croniche e risapute – di molti dirigenti; le cessioni affrettate e incomprensibili, da considerarsi – in ogni caso – come un danno incalcolabile al patrimonio calcistico – e sociale – bresciano, non certo un valore aggiunto, come qualcuno ha sempre cercato di farci credere; uno sponsor troppo invadente che invece di tutelare i propri interessi ha contribuito a questa grande farsa, mantenendo oltre il lecito C. & Family; ecc.
Ma un ruolo determinante l’hanno avuto anche diversi fattori umani e esterni: l’avidità, la vanagloria, le debolezze e i vizi del Pres. e dei suoi familiari; l’indifferenza di gran parte dell’opinione pubblica e dei rappresentanti le Istituzioni; i pregiudizi, la malafede e la frustrazione dei cortigiani; le indecisioni di chi – troppo spesso – è rimasto al palo o addirittura assente; la meschinità e l’opportunismo di chi è sempre stato puntuale nell’ignorare i nostri consigli, nel criticare e strumentalizzare le nostre proteste e nel definirci “bastian contrari”, “piccapietre”, violenti, burattini, deficienti, corrotti e privi di buon senso, col chiaro intento di demonizzarci, screditarci e renderci inoffensivi (in tutto questo c’è stato anche lo zampino di una parte della stampa e della Questura, spesso pronte ad accontentare le richieste del sovrano).
Nessuno quindi è esente da responsabilità, sebbene il peso sulla coscienza abbia un valore diverso secondo i casi.
Perciò, prima di accampare scuse o sfogare la propria rabbia su chi ha gestito malissimo il Brescia Calcio S.p.A. negli ultimi tempi (in particolare negli ultimi undici anni); prima di salire sul famigerato carro dei vincitori e urlare la propria gioia per la caduta in disgrazia dell’imperatore; facciamoci un profondo esame interiore e rimettiamo tutto in discussione.
E mentre il passaggio di mano della società sembrerebbe essere – a questo punto – solo una questione di tempo; mentre la parentesi calcistica di C. & Family dovrebbe essere giunta – finalmente – alla sua inevitabile conclusione (sebbene ci si aspetti ancora qualche furbesco colpo di coda); mentre la lunga agonia potrebbe finire presto lasciando spazio a un futuro fatto di nuove speranze; lavoriamo fin da ora per evitare i tanti sbagli del passato.
Facciamo in modo che siano finalmente riconosciuti e sanciti i nostri diritti, le necessarie capacità, le sincere passioni, le vere appartenenze, e soprattutto i giusti valori da mettere in campo.
Esaltiamo il legame che ci unisce alla nostra città e alla nostra Maglia, evitando magari retorica e ipocrisia.
Sfuggiamo all’errore di tifare per questo o per quell’imprenditore: la salvezza va ricercata nelle nostre forze, nelle nostre potenzialità, non certo in quelle di un qualsiasi miliardario.
Evitiamo – se possibile – che s’instauri un nuovo despota, ricco di promesse ma distante dalla realtà e dalla tifoseria tutta.
Impediamo – a chi ne ha il potere – che si consacri un nuovo “feticcio”.
Opponiamoci a chi vorrebbe trasformare il Brescia Calcio in una succursale di lusso.
Inculchiamo nelle nuove generazioni l’amore per la Maglia biancoblu con la “V” sul petto; svegliamole da quello sgradevole torpore che sembra caratterizzarle; coinvolgiamole in tutte le battaglie necessarie ad arginare questa lenta e dolorosa deriva sociale e a spezzare questa nuova e pericolosa ondata repressiva (di cui la tessera del tifoso è solamente una frontiera).
Blocchiamo finalmente la “diaspora” dei tifosi di Brescia, storicamente pronti a tutto (perfino ad andare a Torino e Milano) pur di evitare i capricci di questa sgangherata famiglia.
Proponiamo, partecipiamo e – soprattutto – cerchiamo di non subire mai più gli umori e i capricci del potente di turno.
Restare in balia dei risultati e di questi dirigenti sarebbe oltremodo superficiale e pericoloso.
Facciamo davvero qualcosa per il nostro amato Brescia, ma facciamolo fin da ora.
Cacciare il tiranno e i suoi parenti non basta…
To be continued…
Ultras Brescia 1911 Curva Nord
Brescia 29/12/2011
Corioni Vattene – Volantino scritto nell’aprile del 2001
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Questo volantino è stato pubblicato nei primi mesi del 2001.
Al di là di alcuni contenuti in parte opinabili, e sebbene sia indispensabile conoscere la realtà completa dei fatti per coglierne l’essenza assoluta, la cosa che dovrebbe impressionare maggiormente durante la lettura di questo documento è il senso di forte attualità che traspare da esso.
Si potrebbe infatti collocarlo tranquillamente in un odierno contesto senza possibilità di smentita, sebbene al momento non ci siano più quei margini di possibile riscatto presenti allora.
Non stiamo parlando ovviamente di risultati; oggi come allora parliamo della mancanza di un progetto accorto e condiviso, di bilanci “fraudolenti”, di spese insostenibili e incomprensibili, di gestioni manageriali “ballerine”e di rapporti umani affrontati dalla società con una condotta a dir poco superficiale e improvvisata.
Sia chiara inoltre una cosa: la nostra intenzione non è mai stata quella di screditare o – peggio ancora – ricattare chicchessia; noi abbiamo sempre agito nell’interesse esclusivo del Brescia, e la reticenza espressa fino a ora nei confronti di “C. & Family” non nasce dal nulla, bensì da alcune loro scelte a dir poco imbarazzanti, nonché da fatti tanto clamorosi quanto evidenti.
Come del resto la nostra grande rabbia (non lo neghiamo) deriva per la maggior parte dall’aver saputo leggere il futuro del nostro tanto amato Brescia con così largo anticipo senza però essere stati ascoltati, se non da pochi.
Situazioni – quelle sopradescritte – decisive nel compromettere un rapporto/confronto sì difficile, ma comunque possibile, come abbiamo dimostrato in alcuni frangenti.
Oltretutto, alcuni di questi fattori sono gli stessi che alla fine hanno portato il Brescia Calcio praticamente alla rovina.
E se non fosse che tutto prima o poi avrà un termine e – soprattutto – una ripartenza, ci sarebbe veramente da piangere.
Ci auguriamo pertanto di vedere presto una svolta, possibilmente a tutti i livelli.
Soprattutto, auspichiamo una sincera presa di coscienza da parte di tutti i tifosi, siano essi politici, giornalisti, imprenditori o semplici cittadini, affinché non si ripetano mai più le clamorose “sviste” degli ultimi dieci/quindici anni.
Nel frattempo, continueremo a combattere nel tentativo di:
-arginare e “correggere” le tante mancanze che ancora caratterizzano la “nostra” società;
-scalfire quell’indifferenza generalizzata che sembra ormai caratterizzare la tifoseria bresciana;
-salvare e rilanciare la Leonessa d’Italia.
In particolare, ci ripromettiamo che quanto accaduto in tutti questi anni (nonostante le nostre “denunce” e le nostre proteste) non debba mai più avvenire, chiunque sia il presidente di turno.
CORIONI VATTENE
Ogni volta che il Brescia ottiene qualche risultato positivo ci sentiamo chiedere il perché di questo striscione. Sebbene rispettiamo le opinioni di tutti i tifosi, a patto che siano volte a fare il bene del Brescia e non del suo presidente, che si chiami egli Corioni oppure Pincopallino (noi tifiamo solo per il Brescia), ribadiamo che la nostra contestazione alla società Brescia Calcio, e in particolare a chi la rappresenta, non dipende certo da qualche sconfitta né, soprattutto, da un’eventuale retrocessione, alla quale noi non abbiamo mai pensato neanche nei momenti più difficili. Crediamo, infatti, nella potenzialità della squadra allestita per questo campionato. Pensiamo, fra l’altro, che il Brescia meriterebbe qualcosa di più di quello che ha in questo momento e, se non fosse per certe scelte tecniche (non si saprà mai se dell’allenatore o del presidente) che hanno caratterizzato il campionato fino alla partita con l’Atalanta, ora saremmo probabilmente più tranquilli. Sicuramente si è speso più del necessario per acquistare giocatori voluti fortemente e che oggi vediamo raramente in campo (ed anche in tribuna); giocatori con contratti e stipendi tutt’altro che leggeri e che incideranno sul bilancio del Brescia ancora per qualche anno; giocatori a fine carriera, oppure prestati in cambio di opzioni sui nostri migliori giovani che, “incedibili”, saranno probabilmente venduti per risanare il bilancio. Non ultime vengono poi quelle “promesse” del calcio straniero di cui tanto si parlava all’inizio di stagione (e che dovevano essere il futuro del Brescia), che si sono rivelate, “ma va”…, delle autentiche schiappe. Tutto questo alla faccia di chi pensa solo a salvarsi (“e poi vedremo”) e grazie soprattutto a chi considera il Brescia un bene unico della famiglia Corioni e non piuttosto patrimonio di una città e di una provincia come è nel resto d’Italia. A chi ha poca memoria ricordiamo che Corioni, alla fine dello scorso campionato, coerente con la linea presa dalla società negli ultimi due anni (linea che ci aveva convinti perfino a togliere il sopraccitato striscione), promise pubblicamente un allenatore di programma e una squadra che non sarebbe stata stravolta, bensì rafforzata e, soprattutto, ringiovanita. A noi, “privatamente”, promise fra l’altro che avrebbe migliorato l’organizzazione societaria con professionisti seri e capaci, per non commettere più gli errori del passato che tanto ci avevano fatto incazzare. A noi, infatti, interessava più una società che rispettasse la dignità di tutti i tifosi e che desse delle garanzie per il futuro, più che l’imminente promozione. Ci ritroviamo, invece, con una società che, come in passato, sta dimostrando la sua “pochezza” in ogni caso che affronta: basta pensare alla vicenda di Bonazzoli, alla disparità degli abbonamenti, ai prezzi dei biglietti di Curva Nord, alle dichiarazioni di Mazzone sui tifosi del Brescia, ai comunicati deliranti dell’addetto stampa, al rapporto giocatori-tifosi, al caso Paparesta e conseguente squalifica, ecc., ecc. Corioni conosce comunque benissimo il significato di questo striscione e dovrebbe ringraziarci del fatto che non abbiamo ancora reso pubblico anche ciò che è successo al termine dello scorso campionato, prima che scoppiassero le violente contestazioni nei suoi confronti (non è detto che in futuro non si decida di raccontare a tutti questi fatti). Soprattutto Corioni sapeva già che quello striscione sarebbe ricomparso nello stesso momento in cui fece quelle promesse, poiché, come ha recentemente ammesso, non aveva alcuna intenzione di mantenerle; semplicemente prendeva tempo in vista magari di qualche “avvenimento” che ci avrebbe “convinti” a smettere la protesta. Se non bastassero queste motivazioni, chiediamo a chi ci accusa di essere strumentalizzati o, peggio ancora, pagati, di domandarsi perché dovremmo continuare questa battaglia, nella quale abbiamo tutto da perdere, quando potremmo tranquillamente “rimetterci” alla bontà del presidente, capace, come ha già dimostrato, di gesti molto generosi con chi lo difende. Più il tempo passa e più siamo convinti che non è appoggiando Corioni in ogni sua cazzata che si fa il bene del Brescia. Ci piacerebbe quindi che anche chi non viene più allo stadio per protesta, lo facesse insieme a noi (alla faccia di chi vorrebbe che ce ne stessimo a casa), perché soltanto con le contestazioni si cambiano le cose e si ottiene rispetto, soprattutto quando si ha a che fare con una società come la “nostra”.
Sempre col Brescia, ma sempre contro Corioni.
Ultras Brescia 1911 Mentalità Ultras
Brescia, aprile 2001




