Corioni Vattene – Volantino scritto nell’aprile del 2001

(Scarica il volantino nel formato PDF)

Questo volantino è stato pubblicato nei primi mesi del 2001.

Al di là di alcuni contenuti in parte opinabili, e sebbene sia indispensabile conoscere la realtà completa dei fatti per coglierne l’essenza assoluta, la cosa che dovrebbe impressionare maggiormente durante la lettura di questo documento è il senso di forte attualità che traspare da esso.

Si potrebbe infatti collocarlo tranquillamente in un odierno contesto senza possibilità di smentita, sebbene al momento non ci siano più quei margini di possibile riscatto presenti allora.

Non stiamo parlando ovviamente di risultati; oggi come allora parliamo della mancanza di un progetto accorto e condiviso, di bilanci “fraudolenti”, di spese insostenibili e incomprensibili, di gestioni manageriali “ballerine”e di rapporti umani affrontati dalla società con una condotta a dir poco superficiale e improvvisata.

Sia chiara inoltre una cosa: la nostra intenzione non è mai stata quella di screditare o – peggio ancora – ricattare chicchessia; noi abbiamo sempre agito nell’interesse esclusivo del Brescia, e la reticenza espressa fino a ora nei confronti di “C. & Family” non nasce dal nulla, bensì da alcune loro scelte a dir poco imbarazzanti, nonché da fatti tanto clamorosi quanto evidenti.

Come del resto la nostra grande rabbia (non lo neghiamo) deriva per la maggior parte dall’aver saputo leggere il futuro del nostro tanto amato Brescia con così largo anticipo senza però essere stati ascoltati, se non da pochi.

Situazioni – quelle sopradescritte – decisive nel compromettere un rapporto/confronto sì difficile, ma comunque possibile, come abbiamo dimostrato in alcuni frangenti.

Oltretutto, alcuni di questi fattori sono gli stessi che alla fine hanno portato il Brescia Calcio praticamente alla rovina.

E se non fosse che tutto prima o poi avrà un termine e – soprattutto – una ripartenza, ci sarebbe veramente da piangere.

Ci auguriamo pertanto di vedere presto una svolta, possibilmente a tutti i livelli.

Soprattutto, auspichiamo una sincera presa di coscienza da parte di tutti i tifosi, siano essi politici, giornalisti, imprenditori o semplici cittadini, affinché non si ripetano mai più le clamorose “sviste” degli ultimi dieci/quindici anni.

Nel frattempo, continueremo a combattere nel tentativo di:

-arginare e “correggere” le tante mancanze che ancora caratterizzano la “nostra” società;

-scalfire quell’indifferenza generalizzata che sembra ormai caratterizzare la tifoseria bresciana;

-salvare e rilanciare la Leonessa d’Italia.

In particolare, ci ripromettiamo che quanto accaduto in tutti questi anni (nonostante le nostre “denunce” e le nostre proteste) non debba mai più avvenire, chiunque sia il presidente di turno.

CORIONI VATTENE

Ogni volta che il Brescia ottiene qualche risultato positivo ci sentiamo chiedere il perché di questo striscione. Sebbene rispettiamo le opinioni di tutti i tifosi, a patto che siano volte a fare il bene del Brescia e non del suo presidente, che si chiami egli Corioni oppure Pincopallino (noi tifiamo solo per il Brescia), ribadiamo che la nostra contestazione alla società Brescia Calcio, e in particolare a chi la rappresenta, non dipende certo da qualche sconfitta né, soprattutto, da un’eventuale retrocessione, alla quale noi non abbiamo mai pensato neanche nei momenti più difficili. Crediamo, infatti, nella potenzialità della squadra allestita per questo campionato. Pensiamo, fra l’altro, che il Brescia meriterebbe qualcosa di più di quello che ha in questo momento e, se non fosse per certe scelte tecniche (non si saprà mai se dell’allenatore o del presidente) che hanno caratterizzato il campionato fino alla partita con l’Atalanta, ora saremmo probabilmente più tranquilli. Sicuramente si è speso più del necessario per acquistare giocatori voluti fortemente e che oggi vediamo raramente in campo (ed anche in tribuna); giocatori con contratti e stipendi tutt’altro che leggeri e che incideranno sul bilancio del Brescia ancora per qualche anno; giocatori a fine carriera, oppure prestati in cambio di opzioni sui nostri migliori giovani che, “incedibili”, saranno probabilmente venduti per risanare il bilancio. Non ultime vengono poi quelle “promesse” del calcio straniero di cui tanto si parlava all’inizio di stagione (e che dovevano essere il futuro del Brescia), che si sono rivelate, “ma va”…, delle autentiche schiappe. Tutto questo alla faccia di chi pensa solo a salvarsi (“e poi vedremo”) e grazie soprattutto a chi considera il Brescia un bene unico della famiglia Corioni e non piuttosto patrimonio di una città e di una provincia come è nel resto d’Italia. A chi ha poca memoria ricordiamo che Corioni, alla fine dello scorso campionato, coerente con la linea presa dalla società negli ultimi due anni (linea che ci aveva convinti perfino a togliere il sopraccitato striscione), promise pubblicamente un allenatore di programma e una squadra che non sarebbe stata stravolta, bensì rafforzata e, soprattutto, ringiovanita. A noi, “privatamente”, promise fra l’altro che avrebbe migliorato l’organizzazione societaria con professionisti seri e capaci, per non commettere più gli errori del passato che tanto ci avevano fatto incazzare. A noi, infatti, interessava più una società che rispettasse la dignità di tutti i tifosi e che desse delle garanzie per il futuro, più che l’imminente promozione. Ci ritroviamo, invece, con una società che, come in passato, sta dimostrando la sua “pochezza” in ogni caso che affronta: basta pensare alla vicenda di Bonazzoli, alla disparità degli abbonamenti, ai prezzi dei biglietti di Curva Nord, alle dichiarazioni di Mazzone sui tifosi del Brescia, ai comunicati deliranti dell’addetto stampa, al rapporto giocatori-tifosi, al caso Paparesta e conseguente squalifica, ecc., ecc. Corioni conosce comunque benissimo il significato di questo striscione e dovrebbe ringraziarci del fatto che non abbiamo ancora reso pubblico anche ciò che è successo al termine dello scorso campionato, prima che scoppiassero le violente contestazioni nei suoi confronti (non è detto che in futuro non si decida di raccontare a tutti questi fatti). Soprattutto Corioni sapeva già che quello striscione sarebbe ricomparso nello stesso momento in cui fece quelle promesse, poiché, come ha recentemente ammesso, non aveva alcuna intenzione di mantenerle; semplicemente prendeva tempo in vista magari di qualche “avvenimento” che ci avrebbe “convinti” a smettere la protesta. Se non bastassero queste motivazioni, chiediamo a chi ci accusa di essere strumentalizzati o, peggio ancora, pagati, di domandarsi perché dovremmo continuare questa battaglia, nella quale abbiamo tutto da perdere, quando potremmo tranquillamente “rimetterci” alla bontà del presidente, capace, come ha già dimostrato, di gesti molto generosi con chi lo difende. Più il tempo passa e più siamo convinti che non è appoggiando Corioni in ogni sua cazzata che si fa il bene del Brescia. Ci piacerebbe quindi che anche chi non viene più allo stadio per protesta, lo facesse insieme a noi (alla faccia di chi vorrebbe che ce ne stessimo a casa), perché soltanto con le contestazioni si cambiano le cose e si ottiene rispetto, soprattutto quando si ha a che fare con una società come la “nostra”.

Sempre col Brescia, ma sempre contro Corioni.

 Ultras Brescia 1911 Mentalità Ultras

Brescia, aprile 2001

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