Comunicato – Codice etico: c’è chi dice no!
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“Nel momento in cui pubblichiamo questo comunicato, siamo consapevoli del fatto che nessuno di noi potrà più entrare al Rigamonti, quantomeno come Ultras Brescia 1911.
Nonostante questo, siamo sempre più convinti e orgogliosi di ciò che eravamo, siamo e soprattutto saremo.
Prima di tutto gli Amici, subito dopo la Dignità Ultras!
Avanti Ultras Sempre!”
Codice etico: c’è chi dice no!
Ancora una volta non ci troviamo a parlare di calcio, di ritiri, di “amichevoli”, di acquisti e di cessioni, di aspettative, di derby, di eterne illusioni.
Ancora una volta ci troviamo a riflettere di provvedimenti insensati che limitano ulteriormente la nostra sacrosanta Libertà -di per sé già molto limitata- e compromettono la nostra dignità.
L’anno scorso, fra lo stupore generale, grazie al protocollo d’intesa siglato dal Ministro degli Interni, dal ministro per lo Sport, dalla FIGC e dalle varie Leghe (e dietro alcuni “suggerimenti” arrivati da diversi gruppi Ultras) era stato fatto un deciso passo avanti rispetto agli ultimi dieci anni (circa) di calcio “giocato” sugli spalti, per tante ragioni i peggiori in assoluto per lo sport più bello e amato del mondo.
Un periodo scandito da tessere inutili, dannose e dispendiose, divieti vessatori, strumenti repressivi e utili al controllo di massa, fallimenti, meccanismi perversi, ripescaggi e provvedimenti controproducenti.
Gli stadi italiani si erano di fatto svuotati (di tifosi “moderati”, famiglie e giovani in particolare, ma anche di principi e di valori).
Questo proprio a causa di una politica anti-sociale caratterizzata da logiche economiche/repressive, e non certo per la violenza degli Ultras, decimati e impossibilitati perfino a esprimere la propria opinione, alla faccia della tanto decantata Costituzione.
Perfino i fautori della tessera del tifoso a un certo punto avevano dovuto alzare bandiera bianca tornando sui propri passi.
Comunicato: “Solo Brescia! Brescia e basta!”
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Solo Brescia! Brescia e basta!
Nel nostro mondo a volte succedono cose anche gravi che necessitano una risposta immediata.
Se si lasciasse sempre correre, senza mai rispondere, il rischio sarebbe di vedere certi fatti strumentalizzati e manipolati ad arte da stampa, società, Questura, e infine dai nostri nemici (non necessariamente Ultras).
Riguardo, ad esempio, all’inserto apparso ieri su un noto quotidiano locale, nel tentativo di rimediare a un errore grottesco e imperdonabile, lo stesso giornale ne ha fatto un altro altrettanto grave.
Infatti, non solo ha resuscitato il vecchio, patetico Mazzone, ma l’ha fatto passare per l’ennesima volta come un eroe di carattere locale, mentendo spudoratamente ai tifosi bresciani, soprattutto a quelli che non hanno vissuto in prima linea la sua era (alla fine fu congedato, non dimentichiamolo, in malo modo da tutti!).
Comunicato: “Mai una gioia – Che colore ha la felicità?”
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Mai una gioia
Che colore ha la felicità? – quando a un certo punto della nostra storia abbiamo deciso di andare avanti, nonostante tutto e tutti, sapevamo che alla fine ci saremmo ritrovati di fronte a situazioni particolarmente difficili (del resto, nel momento stesso in cui siamo tornati in trasferta, le percentuali di rischio per il gruppo sono aumentate in maniera esponenziale, e non certo a causa della nostra Mentalità).
Per questo non ci siamo stupiti nel ricevere alcune pesanti diffide all’indomani della trasferta di Foggia.
Un viaggio come tanti, caratterizzato da molti episodi positivi e dalla giusta “attenzione” nei confronti di una tifoseria (quella rossonera) molto calorosa e -soprattutto- attiva.
Una trasferta sentita e molto partecipata, che non poteva certo essere rovinata dall’atteggiamento provocatorio e aggressivo messo in atto da qualche celerino all’arrivo della tifoseria bresciana nei pressi del settore ospiti.










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