Comunicato: Il (Brescia) calcio che vorremmo – II parte

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Il  (Brescia) calcio che vorremmo

(ma che -probabilmente- non avremo mai)

 Seconda parte

 Settore giovanile – A proposito di giovani: bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che il settore giovanile biancoblù è ormai allo sbando.

Se si esclude infatti la squadra condotta dall’ex Paolo Ziliani (e con essa poche altre eccezioni), ossia l’Under 16 che ha chiuso un campionato in maniera più che dignitosa, e questo nonostante le carenze strutturali e organizzative della società, si potrebbe dire che il nostro settore giovanile è praticamente inesistente.

 A parte però la sconfitta ignominiosa della Primavera per 12 – 1 contro la Fiorentina (ricordiamoci che la Maglia della Primavera è comunque biancoblù ed ha la V sul petto), la cosa che più preoccupa a questo punto è la mancanza totale di un progetto.

Sappiamo ormai molto bene che non ci sono soldi (del resto Sagramola non perde occasione per ricordarcelo), ma questo non significa che non si possa ugualmente fare qualcosa di buono, almeno a livello di settore giovanile.

Al contrario, le squadre sono affidate a tecnici chiaramente non all’altezza, le scelte dei giocatori sono fatte in base ad amicizie personali: giocano i figli di papà, i figli degli amici, addirittura i figli dello SLO, e questo è quantomeno clamoroso.

 Di fatto, a livello di territorio è tutto fermo (si preferisce puntare sui giovani di altre società, che dopo essere stati “svezzati” e valorizzati se ne tornano -ovviamente- a casa).

 Nel frattempo, in una terra (la nostra!) piena di cultura calcistica, talento e praticanti, altre società, serie, organizzate e pronte a investire, stanno letteralmente saccheggiando i vivai (Inter e Atalanta in primis, ma anche Milan, Juventus, Feralpi Salò, Chievo e Cremonese!), instaurando addirittura centri formazione all’interno della nostra stessa provincia (ad esempio l’Inter a Montichiari ha creato un centro formazione di altissimo livello, una realtà che nei prossimi anni potrebbe essere ulteriore fonte di disgrazie per il Brescia).

E anche se il Brescia Calcio a breve riuscisse a indirizzare la barca nella giusta direzione, ci vorrà un decennio affinché si cancellino i danni fatti in questi ultimi anni (molto probabilmente, alcuni di questi danni sono perfino irreversibili).

 Per dovere di cronaca bisogna ammettere che anche sotto questo aspetto Sagramola & C. hanno trovato una società ormai disintegrata e condizionata da anni caratterizzati da nepotismo, incapacità, ipocrisia, servilismo e -soprattutto- propaganda (fino a due anni fa, secondo certi pennivendoli, avevamo il miglior settore giovanile d’Italia, ricordate?).

 Dopo alcuni lustri passati a sorbirci la solita solfa, quindi, non sarebbe il caso che i giornali smettessero di tessere inutili lodi al presidente o alla società di turno, e raccontassero ai tifosi del Brescia la verità, o meglio, le verità nascoste?

Cari pennivendoli, magari, alla prossima debacle della Primavera, indignatevi un po’ anche voi…

 “Pennivendoli” – A proposito di “giornalisti” che hanno la memoria molto corta, che non approfondiscono le questioni più importanti, che non fanno mai mezza critica (anche costruttiva) a chi di dovere, che spesso e volentieri si pongono in maniera servile nei confronti di società, giocatori e -se necessario- anche dei tifosi; giornalisti che edulcorano certi dati (ad esempio la media spettatori), che si assoggettano al potente di turno e lo esaltano non appena ne hanno la possibilità, negando l’evidenza, non ponendo mai le domande giuste alle persone giuste, ricevendo e pubblicando acriticamente le veline di società e Questura.

Ormai è ufficiale: Brescia ne è la capitale.

 P.S. Pensavamo che durante l’era Corioni certa stampa avesse dato il peggio di sé, evidentemente ci sbagliavamo…

 Colori sociali – Naturalmente sono bianco, blu e arancio, e chi li disconosce (ad esempio la “nostra” società, che insiste nel definirsi “biancoazzurra”), dimostra oltre  che una discreta ignoranza anche poco rispetto per la nostra tradizione/storia.

La Società Sportiva Calcio Napoli è biancoazzurra, la Lazio SSC è biancoceleste, il Brescia Calcio 1911 è biancoblù!

 Attaccamento ai colori sociali – L’attaccamento alla Maglia, inutile dirlo, inizia fin da piccoli; e se la società non muove un dito per far appassionare i bambini alla nostra casacca, è impossibile garantire un seguito generazionale a una società “piccola” come il Brescia, che non può certo “vantare” campioni da Champions League.

Sia chiaro: per noi i campioni sono altri (ad esempio quelli che hanno rinunciato agli squadroni o ai soldi pur di rimanere a Brescia), ma l’immaginario dei tifosi più piccoli è colpito dai giocatori e dalle società più in vista.

Per questo servirebbe uno sforzo maggiore da parte di tutti.

Purtroppo, già come in passato, non c’è lavoro negli ospedali, negli asili, nelle scuole, sul territorio (è notizia di questi giorni di un possibile “tour” nelle scuole bresciane; peccato sia un’altra trovata pubblicitaria per promuovere non tanto la Maglia, bensì il main sponsor della famiglia Corioni).

 Ormai non esiste quasi nulla che identifichi i cittadini di Brescia col Brescia, ed è in pratica impossibile trovare materiale relativo alla squadra biancoblù.

Si fatica perfino a trovare le magliette per i bambini!

Per non parlare di zaini, astucci, diari, matite, biro, quaderni, costumi da bagno, braccioli, giocattoli, ecc., materiale personalizzato (sempre più diffuso e utilizzato dalle società di calcio) che oltre a contrastare l’egemonia a “stelle e strisce” dei grandi Club italiani, potrebbe anche migliorare i conti perennemente in rosso del Brescia Calcio.

 Gli unici, seri tentativi di fidelizzazione (naturalmente quella sana e disinteressata, non certo quella legata alla tessera del tifoso o a un marketing selvaggio) sono stati fatti dai gruppi organizzati, dai pochi Club rimasti, e dall’Associazione: “Tifosi per il Brescia”.

Marchio o non marchio, consigliamo alla società di guardarsi intorno, prendendo magari spunto da società che hanno raggiunto traguardi incredibili nonostante avessero potenzialità non certo maggiori delle nostre.

 Marchio Brescia Calcio – La solita, vecchia (almeno per noi) domanda: chi l’ha visto? Trasparenza cercasi, soprattutto dopo quasi centosette anni di storia…

 Tessera del Tifoso – Una delle più grandi operazioni di business fatta sulla pelle dei tifosi; una delle più grandi iniziative ideate nel tentativo di controllare ulteriormente le masse; una delle peggiori bugie raccontata da Istituzioni, media e dirigenti calcistici; uno dei più grandi e fragorosi fallimenti sportivi, sociali ed economici del calcio e dello sport italiano (ha svuotato ancor di più gli stadi italiani, allontanando proprio quella fascia di pubblico che si voleva riportare allo stadio, cioè famiglie e tifosi occasionali).

 Art. 9 – È la parte peggiore, l’appendice cancerosa della Tessera del Tifoso. Chi sottoscrive la tessera, infatti, dà il proprio assenso all’applicazione di questo articolo, che consente a Questura e società di proibire l’acquisto del biglietto a chiunque sia stato condannato (anche solamente in primo grado!) per reati da stadio.

Per capirci: se anche a Brescia fosse applicato come accade in altre città… limitrofe, a molti Ultras biancoblù sarebbe vietato non solo di aderire al programma della tessera del tifoso, ma anche di acquistare il biglietto per le partite casalinghe!

 Francamente riflettiamo e… svegliamoci pure, magari prima che sia applicato in maniera industriale! Lamentarsi poi sui vari Social non servirebbe a molto…

 P.S. Per la cronaca, prima delle battaglie di avvocati e Ultras, l’Art. 9 poteva essere applicato anche a chi aveva appena finito di scontare un DASPO; non serviva quindi nemmeno una condanna penale, ma bastava una semplice, arbitraria denuncia.

 SLO – Supporter Liason Officer: ruolo controverso, imposto dall’UEFA; dovrebbe trattarsi dell’Addetto alle Relazioni con i Tifosi, colui cioè che dovrebbe sensibilizzare la tifoseria rispetto a valori come il rispetto e l’identità, prevenire certe situazioni critiche che mettono in  difficoltà -o addirittura in pericolo- l’intera tifoseria.

 In realtà, nella maggior parte dei casi l’impreparazione, l’arroganza e l’ignoranza -tipicamente italiane- lo rendono una figura sterile, patetica e soprattutto inutile.

 A Brescia, ad esempio, si limita a battere il cinque ai giocatori all’ingresso in campo della squadra.

Inoltre, caso più unico che raro, oltre ad essere un dichiarato tifoso della Roma, l’attuale SLO “biancoazzurro” in passato ha ricoperto per molti anni la carica di Ispettore della DIGOS, riservando trattamenti “speciali” a moltissimi Ultras biancoblù (chi non ricorda le diffide di Sarzana, quando un intero pullman di non tesserati diretti al mare fu fermato, minacciato e infine fatto diffidare dal personaggio in questione?).

Oltretutto, ci risulta che tuttora collabori attivamente con la squadra tifoserie della Questura di Brescia nel tentativo di controllare e “gestire” i gruppi organizzati.

 Una vicenda ancora una volta tutta… bresciana, che dimostra -se ancora ce ne fosse bisogno- tutti i limiti e le incongruenze di questa società, evidentemente più attenta ai rapporti con la Questura locale piuttosto che ai rapporti con i propri tifosi (non necessariamente appartenenti a gruppi organizzati, sia chiaro).

 Stadi vuoti – Nel frattempo, gli stadi di tutta Italia continuano a svuotarsi inesorabilmente, e non certo per colpa della violenza degli Ultras.

Purtroppo, anche in questo caso Brescia non fa eccezione.

Pur non essendo la peggiore della serie B, la nostra media spettatori infatti è piuttosto bassa (i dati forniti dal Brescia Calcio -e diffusi dai pennivendoli- sulle presenze non fanno fede; da anni sono edulcorati ad arte con la complicità dei quotidiani locali), e questo nonostante i prezzi dei biglietti siano ai minimi storici.

 Diritti TV – In questo calcio che annaspa sempre più, da quest’anno c’è una novità: le televisioni a pagamento si sono improvvisamente svegliate e non vogliono più sborsare miliardi di euro per un “prodotto” sempre più svalutato e svuotato e sempre meno popolare.

Infatti, non sono solo gli stadi a svuotarsi, ma anche i… divani degli abbonati “Pay per View”.

 Evidentemente, non potendo più vivere certe atmosfere coreografiche che hanno reso grande il calcio italiano, il pubblico si è stancato di seguirlo.

E non basta nemmeno più “dopare” i dati di abbonamenti “Pay per View” e presenze allo stadio per convincere sponsor e televisioni a investire tanto denaro.

 Gli stadi di tutta Italia (tranne qualche rara eccezione), sono lì a dimostrare questo fallimento storico.

L’ultima offerta fatta alle società di calcio dalle televisioni a pagamento dovrebbe far riflettere molti.

Che sia giunta davvero la fine del calcio moderno?

Conclusioni – Per quanto riguarda il calcio in generale, crediamo che sia arrivato il momento di recuperare quei valori e quelle tradizioni che hanno reso grande e popolare questo sport.

In virtù del suo valore sociale ed economico, certe decisioni spettano ovviamente alla politica; siamo sempre più convinti però di una cosa: i gruppi organizzati potrebbero dare un grosso contributo in tutto questo, a patto che ognuno faccia -finalmente- la sua parte.

Per quanto riguarda il Brescia, ci sembra che a tutti i livelli si stiano facendo gli stessi errori del passato, quel passato non troppo lontano che ci ha visto retrocedere prima, e -quasi- fallire poi.

Un passato che evidentemente a qualcuno non ha insegnato nulla…

Sempre col Brescia, sempre contro… Sì appunto, contro chi? Ci piacerebbe saperlo…

Ultras Brescia 1911 Ex-Curva Nord

Brescia 30/06/2017

Nella prima parte: Brescia Calcio 1911, Gigi Cagni, Boscaglia

 

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