Inizia la Sedicesima Festa Biancoblù con Charlie Cinelli in: “Tutto folk!”

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Charlie Cinelli in: “Tutto folk!”

La serata sarà dedicata al repertorio classico folk di Charlie Cinelli.

Comprende una selezione dai sei album:

Törölölö, Nòm e Cognòm, En casa en césa al bar, Siforàl, Merlin Magù e Ressàitol

Charlie Cinelli, chitarra e voce; Andrea Bettini, fisarmonica cromatica e cori; Roberto Giribardi precussioni, chitarra e basso. Per una serata di canzoni in lingua bresciana

La straordinaria capacità di dominare la scena, il talento indiscutibile, la conoscenza strumentale, la facilità melodica, la sapienza nell’accostare musica e parole; sa essere esilarante, ma anche poetico.

Chi racchiude tutto questo e molto altro? Charlie Cinelli.

Imbracciando la chitarra, che padroneggia con maestria, e con una voce inossidabile al tempo che corre, coadiuvato da Andrea Bettini alla fisarmonica e alla “doppia voce” (qualcuno disse bellissima), Charlie Cinelli  propone  una notte di racconti, di melodie, di poesia e, perché no, di qualche buona risata.

Il viaggio si snoda tra i luoghi della produzione acustica del poliedrico cantautore saretino.

La convivialità, i miti e le favole, i racconti della guerra, le persone, il fluire delle stagioni, i ricordi, l’amore.

Tra testi di poeti messi in musica da Charlie, e composizioni originali, si delinea un affresco di emozioni e contrasti a tinte forti.

Solidamente debitori della musica acustica americana (dal folk, al rock e al blues), Charlie Cinelli e Andrea Bettini fondono le comuni radici con quella della tradizione popolare.

Echi di melodie, di danze, di sonorità di un tempo, si saldano con i rimandi alla west coast ed al patrimonio della canzone americana d’autore.

Il percorso si avvia con i brani del disco: “Törölölö” del 1998 e termina nelle ballate, tra il serio e il faceto, del disco “Ressàitol”, registrato da Charlie Cinelli nel 2013.

Dai misteri de “Le Strie” con evocazioni del mondo celtico (poesia Leonardo Urbinati), alla struggente storia degli alpini raccontata nel brano “Sùra ‘l pont de dragòti”, dall’equivoco della “Monega” scaldaletto (e non suora), al “quadretto familiare” della “Tomba de famia”, dal risveglio della natura di “Tèra” e de “La primaera” (testi poetici rispettivamente di Vittorio Soregaroli ed Elena Alberti Nulli) alla logorroicissima protagonista di “Aànti”, dalla fatica  della “Iditarod”  di Roberto Ghidoni cantata ne “La via granda”, al microcosmo dei piccoli grandi valori di “L’udur del fé” (su testi poetici di Mahem Pintossi), dal racconto degli effetti devastanti di una grandinata lacustre (“Mai dì mal del dé”), al ricordo del “Paés”, con i suoni, i colori, i profumi e le nostalgie di un tempo passato……

Un mondo a tante facce prende forma e suono.

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