Trieste: “Per non dimenticare” – Resoconto e video

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Trieste: “Per non dimenticare” – Resoconto

Sono le 6.30 di un giorno non certo qualunque quando partiamo alla volta di Trieste, una città di confine che vanta una storia intensa e travagliata, sia dal punto di vista storico, sia calcistico.

Per una serie di ragioni, negli ultimi anni la Triestina è infatti scomparsa dal calcio professionistico, e questo indubbiamente per responsabilità estranee ai suoi tifosi.

Nonostante i fallimenti e le scellerate gestioni di alcuni dirigenti, però, la tifoseria alabardata ha sempre saputo risollevarsi dimostrando coraggio e passione non comuni.

Anche nel panorama Ultras la Curva di Trieste si è ritagliata negli anni un ruolo di tutto rispetto.

Fra l’altro, fino alla metà degli anni ottanta esisteva un’amicizia che legava proprio gli Ultras di Trieste alla nostra vecchia Curva Nord, gemellaggio nato durante l’incontro “Udinese vs Brescia”, quando i triestini si proposero agli Ultras bresciani (allora in trasferta a Udine) per “sostenerli” contro i tanto odiati rivali udinesi.

In ogni caso, non appena riceviamo l’invito -rivolto principalmente a Paolo- a partecipare all’incontro organizzato in memoria di Gabriele Sandri, Stefano Furlan, e di tutte le vittime dello Stato italiano, accettiamo di buon grado.

Non solo per una questione di “sensibilità” (questa sarà infatti l’occasione per portare la nostra solidarietà alla famiglia Furlan e a tutti i ragazzi che hanno lottato strenuamente per mantenere vivo il ricordo di quel tragico otto febbraio 1984); non solo per una ragione di “sensibilizzazione” (il minimo che possiamo fare per Paolo è diffondere la sua drammatica vicenda, affinché scaturiscano iniziative parallele atte ad evitarne un’altra simile); ma anche perché ci siamo resi conto che nessuno può capire nel profondo quanto abbia dovuto sopportare Paolo fino a quando non lo ha incontrato di persona e -soprattutto- lo ha ascoltato (Paolo, a differenza di altre vittime, può ancora raccontare la sua tragedia, nei minimi dettagli e con una lucidità e una forza esemplari).

Inoltre, la speranza è sempre quella di far passare un messaggio troppo spesso ignorato anche da molti di coloro che sono stati -più o meno- vicini a Paolo, nella vita come allo stadio: quello cioè che quanto accadutogli quel maledetto 24 settembre 2005, poteva -e potrebbe ancora- accadere a qualsiasi tifoso e/o cittadino italiano nel momento stesso in cui -di fronte a sé- avesse trovato -o trovasse- un manipolo di celerini senza coscienza e senza rispetto per la vita altrui, certi magari di farla franca (a prescindere dalle proprie responsabilità) o quantomeno sicuri di poter godere di una particolare credibilità/innocenza (scaturita dalla disinformazione e dall’ignoranza dell’opinione pubblica) e di una certa impunità (derivata da un sistema corresponsabile, bravissimo a reprimere con violenza, ma incapace di prevenire e di assumersi le propri colpe).

Purtroppo, nessuno restituirà la vita a Stefano Furlan, a Gabriele Sandri, a Federico Aldrovandi, a Stefano Cucchi, e a tanti altri ragazzi uccisi dalla mano violenta e irresponsabile dello Stato; come del resto nessun risarcimento potrà guarire le devastanti ferite procurate a Paolo e alla sua famiglia.

Ma c’è una cosa che tutti potrebbero/dovrebbero fare: non dimenticare (o meglio, impegnarsi nel ricordare) e -soprattutto- battersi affinché quanto successo a questi ragazzi innocenti non resti un sacrificio inutile e non accada mai più a nessun altro.

E per far sì che questo si avveri, bisogna impegnarsi in una battaglia civile e di coscienza; quella per l’introduzione in Italia dei numeri di identificazione (per tutte le Forze dell’Ordine, senza distinzione) e del reato di tortura, come richiesto più volte dalle convenzioni internazionali.

Come diciamo spesso, se i rappresentanti delle Forze dell’Ordine presenti a Verona Porta Nuova il 24 settembre 2005 avessero avuto un numero di riconoscimento, non si sarebbero visti gesti così vili e brutali, oltretutto indegni per la divisa da loro indossata (d’altro canto, chi quel giorno si è comportato correttamente, sarebbe stato tutelato ulteriormente).

Se la vicenda di Paolo ci ha insegnato qualcosa, infatti, è proprio questo.

Ora, il 7 dicembre 2012 (altra data che potrebbe passare alla storia), gli otto poliziotti rinviati a giudizio saranno ascoltati -e probabilmente giudicati- per quanto accaduto a Paolo quel giorno.

Otto poliziotti, un intero nucleo del VII reparto celere di Bologna posto sotto accusa; un precedente enorme per quanto riguarda il mondo Ultras, un’inezia se si considera che i celerini “disposti” a pestare i mille e oltre tifosi del Brescia in trasferta a Verona quel giorno erano molti di più.

Una sentenza che tutti aspettano con impazienza, anche perché da questo verdetto potrebbe dipendere il futuro non solo di Paolo, ma anche di molti di noi.

In ogni caso, pur non augurando la galera a nessuno, ci aspettiamo che qualcuno si assuma le evidenti responsabilità emerse grazie alle tante testimonianze portate durante il processo, e -in particolare- al lavoro di una poliziotta che ha condotto le indagini fino alla fine nonostante l’isolamento e le pressioni prevedibili.

Tutto questo e molto altro ancora è emerso a Trieste durante l’incontro succitato.

Un convegno che ha dimostrato non solo la validità e lo spessore degli organizzatori e dei partecipanti, ma anche la necessità di queste iniziative.

Un grazie quindi a Lorenzo e al suo gruppo.

Un ringraziamento speciale e sincero va poi a Giovanni Adami (avvocato di trincea e degno relatore dell’incontro) che, da sempre, difende il mondo Ultras e lo sprona nel tentativo di “aprire le menti” e di indirizzare gli sforzi verso quegli obiettivi tanto nobili quanto doverosi da raggiungere (una parte dell’intervento dell’avvocato Giovanni Adami -e degli altri relatori- la si può trovare nel video dedicato al convegno).

Obiettivi mai come oggi alla nostra portata.

Per la cronaca, dopo l’applauso riservato al nostro grande Paolo, il momento più toccante lo viviamo al termine dell’incontro, quando ci spostiamo tutti insieme verso il muro -poco distante dallo stadio- nei pressi del quale è stato ammazzato Stefano Furlan ventotto anni prima.

Resta il tempo per un ultimo saluto, poi si riparte per la nostra splendida città, convinti di aver dato un altro piccolo contributo alla causa Ultras, ma non solo.

E ora non ci resta che andare tutti a Verona, naturalmente il sette dicembre 2012, con la speranza che molti altri gruppi seguano la nostra scelta.

Paolo, con te fino alla fine!

 P.S. A parte il nostro gruppo, erano presenti rappresentanze degli Ultras di Padova, Venezia, e Zagabria, oltre naturalmente a Ultras di altre città presenti a titolo personale.

 Ultras Brescia 1911 Ex-Curva Nord

Brescia 16/11/2012

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