Caro Gigi, benvenuto in Italia

Riceviamo e pubblichiamo: lettera a Gigi Buffon

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Al di là delle solite banalità…

Sconvolto -si fa per dire- dall’ennesima bufera extra-calcistica di stampo tutto italiano, vorrei dire la mia al riguardo.

Sarà questo un discorso lungo, serio e forse -per qualcuno- inopportuno (siamo alla vigilia degli Europei, e il piazzamento della Nazionale deciderà -molto probabilmente- il futuro del calcio nostrano); ma sarà anche una riflessione doverosa e sentita su quello che un tempo era considerato da tutti lo sport più bello del mondo.

Caro Gigi, benvenuto in Italia

Dopo avere steso un velo pietoso sul Cristiano che ormai tutti disconoscono, un uomo/calciatore dimostratosi fra i peggiori della categoria (anche umana, non solo calcistica), per prima cosa mi viene da rispondere a un suo emerito collega, un tale Gigi Buffon, bipede di buona stazza e di grande prontezza, dotato di notevole autostima ma -purtroppo- poco realista, piuttosto intempestivo e privo di una qualsiasi forma di autocritica.

Preciso una cosa: il fatto che sia juventino e abbia indossato la maglia a strisce bianconere negli anni peggiori della famiglia Agnelli (quelli dei facili scudetti e delle molteplici ed evidenti ruberie perpetrate ai danni delle società più “fragili”, fra cui la mia, per intenderci), periodo in cui certe riflessioni/esternazioni/rivendicazioni non venivano -giustamente- nemmeno prese in considerazione, non influirà certo sulle mie umili considerazioni.

Nemmeno il suo stipendio da favola (tipico della maggior parte dei calciatori professionisti italiani) o la sua indole a fare soldi a palate sfruttando la propria immagine e popolarità modificherà la mia opinione.

Ci sono due cose però che non si possono ignorare facilmente, inducendo i più maliziosi a battute fin troppo facili, e sono: la sua figura accertata d’incallito giocatore d’azzardo (soprattutto di videopoker, del quale è anche “ambasciatore”) che, in un momento particolarmente delicato come questo, stride chiaramente con tutto quanto accaduto e getta non poche ombre sulla sua attività principale; la poca credibilità di cui godono oggigiorno -per ovvi motivi e non certo per colpa dei tifosi- tutti i calciatori italiani, egli compreso.

Una credibilità giunta a un livello così basso da ricordare quella riservata ai politici italiani.

Chiaramente, ognuno fa quello che vuole della propria immagine/vita, a un patto però: che si assuma le proprie responsabilità e che ciò non vada a incidere negativamente sull’esistenza e sul futuro dei tifosi ancora presenti negli stadi di tutta Italia.

Detto questo, bisogna riconoscere a Buffon di avere quasi centrato il problema:

-in Italia non esiste più la libertà di parola, bensì una censura ignobile, strumentale e perbenista;

-il Bel Paese si sta trasformando sempre più velocemente in uno Stato di Polizia;

-se si pensa/dice qualcosa di “scomodo”, si viene messi presto alla gogna;

-dovrebbe esserci più rispetto per i cittadini (e non solo quelli famosi, aggiungo io);

-le fughe di notizie sono all’ordine del giorno, e questo senza alcuna spiegazione accettabile;

-la caccia alle streghe -ahime- è lo sport più amato e praticato dalla maggioranza degli italiani;

-seppur conformi alla legge e -in alcuni rarissimi casi- dovuti, certi metodi d’intervento sono diventati ormai veri e propri atti di repressione (fisica e psicologica), nonché di spettacolarizzazione mediatica.

Fa bene quindi il grande Gigi a stigmatizzare certe pratiche tanto poco democratiche.

Peccato però che la sua analisi/denuncia sia così limitata e arrivi solamente oggi, cioè dopo che lo stesso sistema repressivo da lui evidenziato ha -negli ultimi vent’anni- “sterminato” la maggior parte dei gruppi di tifosi organizzati, accanendosi sugli stessi senza alcun ritegno, fra l’indifferenza generale e con una certa complicità da parte di tutto il mondo pallonaro, giocatori compresi (è bene ricordare che tutto questo è accaduto a prescindere dal fatto che i tifosi fossero più o meno violenti; infatti, gli elementi che più hanno inciso sul destino di certi gruppi sono stati: la loro indole ribelle, l’intolleranza dimostrata proprio nei confronti di questi sistemi da Gestapo, la voglia di far emergere le verità più scomode).

Non è certo un caso se molti tifosi sono stati arrestati, denunciati, esposti al pubblico ludibrio e diffidati per ragioni molto meno importanti di quelle relative a una scommessa contro la propria squadra (reato capitale, almeno per quanto mi riguarda).

Non è certo un caso se il mondo del tifo organizzato è stato discriminato, quasi azzerato e -soprattutto- messo a tacere.

Per questo, caro Gigi, mi viene spontaneo chiederti dove sei stato con i tuoi emeriti colleghi (e con tutti gli altri italiani che solamente oggi sembrano svegliarsi e sembrano cogliere -finalmente- il livello di repressione raggiunto ed esercitato nei confronti di molti liberi cittadini) fino ad ora.

Ma torniamo alla “persecuzione” in ambito pedatorio: se non lo avessi ancora capito, qui non si parla più di poche, piccole scommesse clandestine fatte da gente affetta da patologie evidenti, ma di uno straordinario sistema super-collaudato, super-controllato e super-diffuso, ideato oltretutto da menti criminali ed eretto sulle tipiche fragilità italiote che, manco a dirlo, sono sempre più diffuse nel mondo del calcio.

La vostra chimera? Guadagnare soldi a palate senza porsi troppi scrupoli e farlo sulla pelle di milioni di tifosi (la qual cosa è anche peggio).

Caro Gigi, che ti piaccia o no è stato scoperto un vaso di Pandora dal fondo così basso e ignoto che perfino i magistrati incaricati dell’indagine (uomini al di sopra delle parti) hanno dovuto ammettere tutta la loro impotenza, nonché l’impossibilità di continuare per mancanza di “energie” e -soprattutto- della volontà da parte dei vertici calcistici di andare fino alla fine.

Caro Gigi, la verità è che si sta cercando di prendere tempo, per non andare troppo oltre e nella speranza che i tifosi siano travolti da qualche altra preoccupazione/emozione (per questo gli Europei cadono a fagiuolo).  E lo si fa, come sempre, con la complicità degli stessi media da te criticati.

Se ci pensi bene, anche questa è una pratica consolidata: si crea il classico capro espiatorio per gettarlo nelle fauci dell’opinione pubblica, facendo credere in questo modo di avere risolto il problema, naturalmente fino al prossimo scandalo (Mondiale 2006 docet!) e con buona pace di tutti gli addetti ai lavori.

Ora non c’è da stupirsi nemmeno se tutto finisse in una bolla di sapone o -magari- con una grande amnistia sportiva.

Inoltre, ti voglio ricordare una cosa: i giornalisti in “agguato” a Coverciano alle prime luci dell’alba sono gli stessi che in passato vi hanno regalato fama, popolarità, lussi e certezze di ogni tipo.

Infine, vorrei svelare un mistero: esistono “corvi” anche all’interno delle Questure/Magistrature (certe notizie possono infatti trapelare in maniera così precisa e veloce soltanto da lì); servi dello Stato (o meglio: delatori) che stringono veri e propri patti con la parte peggiore del giornalismo italiano.

Del resto, se ci sono sicofanti nello Stato più “ermetico” ed esclusivo in assoluto, sito nel cuore del nostro tanto vituperato Paese, perché non dovrebbero esserci altrove?!

Come tu ben sai, caro Gigi, il calcio purtroppo non è più uno sport, ma piuttosto una macchina per fare soldi e un frutto da spremere il più -velocemente- possibile (se ci pensi bene, questa è la mentalità tipica della nuova camorra).

E tessera del tifoso, stadi commerciali, scommesse autorizzate/clandestine sono le nuove frontiere del calcio moderno (molto probabilmente saranno anche la causa del suo definitivo crollo).

Per tentare di salvare il calcio non basta fermarlo -come suggerisce qualcuno- per due o tre anni o saltare gli Europei, sempre che questo sia possibile, naturalmente (troppa arroganza, troppi denari e interessi politici al seguito della Nazionale).

Ci vuole molto più coraggio!

Bisognerebbe prima di tutto rifondarlo, azzerandone i vertici e cancellando i vostri capricci e le vostre peggiori abitudini, per poi ripartire da quei valori e quelle tradizioni che l’hanno fatto così grande e popolare.

Caro Gigi, anche in questo caso bisognerebbe riflettere su un dato stabile: effettivamente esistono dirigenti preposti a salvare il calcio (e i numerosi vitalizi derivanti), purtroppo però sono le stesse persone che l’hanno distrutto e ridotto a una gigantesca bisca clandestina.

L’unica speranza è di vedere un giorno il calcio ritrovare la forza di ripartire dalla sua anima più pura e sincera: quella dei tifosi, per intenderci.

Poi bisognerebbe chiaramente eliminare le scommesse, vera e propria sciagura per un Paese bravissimo a reprimere, ma incapace di prevenire e di educare i propri cittadini agli ideali più alti (per farlo ci vorrebbero anche uomini esemplari, fino ad oggi purtroppo assenti o pochissimo evidenti).

Ma anche quest’ultimo, residuo miraggio è destinato a cadere, se è vero che i nostri governanti incentivano -per ovvi motivi- il gioco d’azzardo a piè sospinto.

Infatti, la nostra è una Nazione in cui anche i valori sportivi migliori si mescolano ai peggiori interessi, difesi e concimati questi ultimi dagli uomini più scaltri, viscidi e potenti.

Un saluto da un italiano vero

Brescia 04/06/2012

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