In un calcio – quello moderno – in cui i gruppi nascono e spariscono – loro malgrado – alla velocità della luce, essere ancora presenti e – soprattutto – combattivi, sicuramente non è poco, almeno per noi.
Oggi, 18 agosto 2025, il gruppo Brescia 1911 Mentalità Ultras (di cui facciamo umilmente parte) compie 26 anni.
Dopo tutto questo tempo, infatti, la cosa che ha maggiore importanza è quella sicuramente di essere rimasti coerenti con i nostri ideali, con le nostre ambizioni, con i nostri valori.
Lo sanno tutti ormai: in questi anni non siamo cambiati di molto, e lo dimostra il fatto che – a differenza di tanti altri – non ci siamo mai “istituzionalizzati”, e continuiamo a difendere la storia del Brescia Calcio, quello vero, ovviamente, e non quello travestito (l’Onion, per intenderci).
Questi ultimi giorni, però, non sono importanti solo per il compleanno, oppure per lo striscione esposto dagli amici di St. Etienne.
Bisogna prendere atto, infatti, che l’Eccellenza potrebbe essere perduta definitivamente, anche perché 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝟓𝟐 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐚 𝟏𝟎 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐍𝐎𝐈𝐅.
Perciò, nonostante il Comune (e non grazie ad esso come avrebbe dovuto/potuto essere), 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫à 𝐜𝐨𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐚.
Sicuramente non saremo soli. In ogni caso: 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐭𝐢!
È un’emozione, che cresce piano piano…: non siamo mai stati filo societari, e non lo saremo mai!
Questo però non significa che siamo sempre stati avversi o – peggio ancora – indifferenti a dirigenti, allenatori, calciatori della Leonessa.
Ne abbiamo amati pochi, è vero, ma il nostro amore è sempre stato assoluto, sincero, mai di convenienza.
Spesso siamo andati perfino contro il mondo intero – e contro i nostri stessi interessi – per difendere i sentimenti e le ragioni che ci appartengono.
Per questo il nostro primo pensiero va al Direttore Pietro Lo Monaco, che sta passando un brutto momento.
Sulla sua ripresa non abbiamo dubbi, sia chiaro, ma anche un leone come lui può provare dolore, e sentirsi un po’ più fragile di fronte agli strani casi della vita, soprattutto davanti a quelli più tragici.
Se poi aggiungiamo pure gli attacchi strumentali del Comune e degli haters seriali, il quadro è completo.
Avanti sempre Direttore, sappia che noi non molliamo!
E vola vola si va, sempre più in alto si va!: a proposito del Comune di Brescia.
A quanto pare, è più forte di loro: i “complici” della Sindaca spiano ogni mossa, manco fossero la DIGOS, e fanno di tutto per screditare le ragioni di questa battaglia, ragioni ormai sancite da diversi avvocati specializzati nel diritto sportivo e dalla FIGC stessa.
Tra l’altro, lo fanno in tempo reale, nel tentativo di screditare ogni comunicazione pubblica che non vada a vantaggio della loro narrazione o di quella del “salvatore”!
Inutile portare esempi virtuosi di Comuni e società che prima di noi hanno percorso questa strada con successo, raggiungendo quello che dovrebbe essere il principale obiettivo di ogni tifoso di calcio: mantenere il palmarès sportivo e la continuità con la propria storia calcistica.
Inutile spiegare al Comune che la neonata società non sta partecipando a un bando, ma sta suggerendo semplicemente alla Sindaca di richiedere alla FIGC l’applicazione dell’Articolo 52, comma 10 delle NOIF (il primo passo lo deve fare il Comune, c…o!, non la FIGC; quest’ultima poi farà le sue valutazioni e deciderà se assegnarlo oppure no, ma dopo che è stato richiesto l’articolo, non prima).
Il bando a cui si riferisce il Comune può/deve essere fatto solamente quando è stato sbloccato l’Articolo 52! È chiaro stu fatto!?
Inutile spiegare che il progetto legato all’Art. 52 non è in contrapposizione a quello del Salò!
Inutile spiegare che il titolo sportivo non è la continuità sportiva.
Inutile spiegare che ci sono tifosi di calcio, a cui basta la categoria, e poi ci sono i tifosi del Brescia Calcio, che hanno scelto la strada più difficile, ma anche più onorevole.
Inutile spiegare al Comune che il Salò non colmerà mai il vuoto lasciato da Cellino & C., nemmeno se riuscisse a comprarne il marchio o il logo, che sono articoli puramente commerciali, e che fra l’altro potrebbero essere rilevati da tutti, non solo dal “salvatore”.
Inutile spiegare ciò che il Comune e i suoi “complici” non vogliono capire…
In ogni caso, ormai è molto chiaro l’obiettivo della Sindaca e dei suoi “complici”, che probabilmente la storia del Brescia non la conoscono nemmeno (a questo punto crediamo sia pure inutile spiegargli certi sentimenti, soprattutto perché hanno dimostrato di non capire neanche la differenza tra una trasposizione commerciale, e una storia centenaria fatta di sacrifici, fede e passione; tra un bando riservato a pochi eletti, e un’istanza legittima e doverosa da fare alla FIGC; tra una scelta di interessi, e una di cuore).
E vola vola con me, il mondo è matto perché…: è una scelta politica, stop!, oltretutto mascherata gettando fumo negli occhi dell’opinione pubblica, grazie anche alla complicità di alcuni giornalisti e di molti “tifosi” compiacenti, che vedono nel progetto del Salò un’opportunità “populistica”, e nella neonata società una evidente minaccia (l’abbiamo già detto mille volte: è un mondo che va al contrario, altrimenti chi tentasse di salvare la storia del Brescia non sarebbe accusato in maniera strumentale e volgare, ma piuttosto sarebbe celebrato, proprio come è successo in altre città).
In aggiunta, notiamo che oggi sono diventati tutti esperti di diritto sportivo, e ognuno si sbilancia con una sua teoria, naturalmente funzionale alla propria scelta finale, che spesso è la più facile e scontata, naturalmente.
Una conclusione dettata più che altro dalla convenienza e dall’egoismo, visto che non prevede altre soluzioni.
Del resto lo dicono in molti, perfino il “salvatore”, che non si può fare; quindi rimane una sola scelta: seguire il Salò…
E perché mai? Non si poteva cullare fin dall’inizio la speranza di mantenere viva la storia del vero Brescia Calcio, senza per altro intaccare quella dei tifosi del Salò?
Certo che si poteva fare, ma il Comune – e i suoi “complici” – hanno preferito la strada più comoda, e probabilmente più redditizia, almeno nell’immediato (legittima, sia chiaro, ma comunque insana).
Restava però lo scoglio di chi alla gloria ha preferito ostinatamente la storia, e ha cercato in ogni maniera di spiegare come si potesse/dovesse fare, proprio come hanno fatto tante altre piazze/città (la Lucchese è solo l’ultima, in ordine di tempo).
Un vero e proprio ostacolo per qualcuno, e questo perché avrebbe evidenziato:
un certo qualunquismo politico;
la natura sbagliata e “corrotta” di questa tragicomica messinscena;
la scelta di comodo che tanti tifosi (molti inaspettati, sigh) hanno fatto senza nemmeno aspettare l’esito di una battaglia sacrosanta e decisiva.
Una scelta che per certi versi rischia di trasformarsi inun vero e proprio “attentato” (commesso fra l’altro tra le mura domestiche) nei confronti di quel vecchio Brescia Calcio che tutti – nessuno escluso – avevano giurato di difendere fino alla morte!
Oltretutto, se col “pretesto” del Salò come unica soluzione per seguire il calcio professionistico a Brescia (scusa molto discutibile, ma comunque inoppugnabile, almeno per un breve periodo) si è cercato di mantenere una sorta di “status quo”, una volta presentata anche la possibilità relativa all’Art. 52, contro di noi si sono scatenati gli astanti, e questo solamente perché la narrazione tossica del “salvatore” e del Comune era stata messa in discussione. Ops…
A tal proposito apriamo una piccola parentesi: forse abbiamo capito male, ma dopo l’esperienza devastante di Cellino (e non ci riferiamo solo al finale della storia), dopo che in molti ci hanno perfino dato ragione ammettendo i propri errori, tra questi sbagli anche un eccessivo entusiasmo nei confronti del presidente di turno, non si era promesso di accogliere chicchessia con più moderazione? Naturalmente chiediamo per un amico…
Così, dopo che abbiamo fatto chiarezza e un po’ di contro informazione, dopo che abbiamo sbugiardato i soliti beninformati e abbiamo dimostrato coi fatti che con l’Art. 52 si poteva fare, chi ha deciso di seguire il Salò fin dall’inizio – e senza troppi scrupoli – ha cominciato ad accusarci di irresponsabilità, di incompetenza, di negligenza, di dietrologia, addirittura di non amare il Brescia!, che proferito da chi non ci ha pensato un attimo a tradire la propria fede, è tutto un dire.
La responsabilità maggiore, in ogni caso, sarà sempre di chi sapeva molto bene che c’era una maniera concreta e percorribile per salvare la storia del Brescia Calcio, e nonostante ciò ha tradito la propria fede e ingannato la propria gente, lasciando finire di proposito e in maniera irresponsabile 114 anni di storia del Brescia Calcio.
Peggio di loro sono quelli che fino a ieri “giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì”.
Tuttavia, come sempre, il tempo è galantuomo, sebbene il futuro sia sempre più incerto, anche perché se sono questi gli amministratori della nostra amata città, Dio ce ne scampi!
Di certo, c’è più di una persona che dovrebbe riflettere, seriamente però…
ci perdoneranno lor signori per qualche licenza poetica…
<<Signor Sindaco, mi permettete, pur grato per la benevola accoglienza che un giorno mi avete fatto, di preoccuparmi per la Vostra giusta gloria e dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie?
Avete conquistato i cuori, Voi siete uscito sano e salvo da grosse calunnie.
Apparite raggiante nell’apoteosi di questa festa patriottica che l’alleanza “pasiniana” vorrebbe rappresentare per “Brescia” e per la categoria, e Vi preparate a presiedere al trionfo solenne della Vostra “Union Brescia”, che coronerà il Vostro mandato…
Ma che macchia di fango sul Vostro nome – stavo per dire sul Vostro regno – è questo abominevole affare…
È finita, il Comune di Brescia ha sulla guancia questa macchia, la storia scriverà che è sotto la Vostra Presidenza che è stato commesso questo crimine sociale.
E poiché è stato osato, oserò anche io.
La verità la dirò io poiché ho promesso di dirla, se la giustizia non l’avesse stabilita, piena ed intera.
È mio dovere parlare, non voglio essere complice.
Le mie notti sarebbero ossessionate dallo spirito di un uomo innocente che espia, lontano, nella più spaventosa delle torture, un crimine che non ha commesso.
Ed è a Voi, signor Sindaco, che io griderò questa verità, con tutta la forza della mia ribellione di uomo onesto!
In nome del Vostro onore, sono convinto che la ignoriate.
E a chi dunque denuncerò l’accozzaglia dei veri colpevoli se non a Voi, il primo cittadino della mia città? >>.
Sì, appunto, a chi denunceremo i veri colpevoli?
Le parole di Émile Zola, scritte 127 anni fa, poco prima della nascita del nostro glorioso Brescia, suonano ancora potenti e sono ancora di fortissima attualità.
Inoltre, riassumono molto bene questa vicenda per certi versi grottesca, per altri drammatica.
In queste lunghe settimane, infatti, abbiamo pensato molto a quello che tanti tifosi del Brescia ritengono – proprio come lo riteniamo noi – un vero e proprio tradimento.
Per scrivere qualcosa di altrettanto potente, però, non sarebbero bastati mille anni, e non avremmo mai trovato parole migliori di queste.
Ci auguriamo che il Sindaco di Brescia e i suoi “complici” si rileggano questo testo iconico, per certi versi rivoluzionario.
Ci auguriamo soprattutto che le loro coscienze abbiano un sussulto, e li riportino sulla retta via, quella che molti tifosi biancoblù stanno cercando di percorrere, fra mille difficoltà, andando oltretutto contro poteri molto forti, che si alimentano – come sempre – con l’ignoranza e l’ignavia della gente, e godono di una propaganda servile, che nemmeno negli anni d’oro di Cellino e del buon Gino avevamo mai visto.
Per finire, così come quello di Émile Zola è da considerarsi un appello alla coscienza collettiva, alla giustizia e alla trasparenza istituzionale, una denuncia pubblica iconica, un testo politico e letterario di grande forza morale, simbolo dell’impegno civile dell’intellettuale per antonomasia, il nostro “J’accuse” vuole essere l’ultimo grido di speranza prima di vedere scomparire il nostro amato Brescia.
Perché il Brescia non deve morire!
Perché il Brescia si può ancora salvare!
Perché il Brescia siamo noi/voi, non dimenticatelo mai!
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