Comunicato: “Dagli allo Zingaro!”







🔴 Davvero saremmo capaci di allearci col nostro peggior nemico […] per trasformarci noi stessi in controllori e giustizieri […]?
❌ Da quando gli Ultras […] si sono trasformati in tanti supereroi utili ai magazine, ai giornalai e alle strategie di massa?
🧨 …il fine di queste commedie istituzionali è sempre lo stesso: a) creare il mostro da sbattere in prima pagina; b) propagandare un’emergenza per introdurre nuove forme di controllo e punizione; c) delegittimare i Giudici e dare più potere alle Questure (il meccanismo del DASPO lo conosciamo tutti ormai); d) criminalizzare chi non piega la testa; e) spostare l’attenzione dai problemi reali del Paese.
🧨 Avanti Ultras sempre!
Solo Brescia
“DAGLI ALLO ZINGARO!”
“LA SINDROME DI SHERWOOD”
Siamo un gruppo estremamente inclusivo e non abbiamo mai fatto politica.
Come singoli e liberi cittadini, però, ci siamo sempre fatti un’opinione, e spesso l’abbiamo pure espressa.
Vogliamo perciò dire la nostra rispetto all’ennesima caccia alle streghe e al giro di vite derivati dalle manifestazioni delle settimane scorse.
Proteste che avevano un significato profondo, ma che sono state come sempre ridotte – da certa stampa servile e dai rappresentanti delle Istituzioni – a mere occasioni di scontro, di prevaricazione e di saccheggio.
Infatti:
- come spesso accade in Italia, dopo qualsiasi tipo di eccesso di Piazza (che sia spontaneo, organizzato o addirittura “pilotato”, poco importa) si auspicano da più parti il pugno di ferro e nuove norme repressive che colpiranno – più o meno direttamente – l’intera collettività, soprattutto quella parte di essa che non si allinea; questo succede a prescindere dalla presunta pericolosità di certi individui o movimenti;
- di questa collettività fa parte anche il nostro mondo Ultras, ricordiamolo;
- nella risposta del Sistema – e di certa stampa – di fronte a queste proteste, ci sono troppe analogie con l’escalation repressiva che ha letteralmente demolito o – peggio ancora – trasformato il mondo Ultras attraverso leggi speciali e strumenti di controllo e di ricatto;
- ci domandiamo come sia possibile credere ciecamente a queste tragiche sceneggiate allestite dal Sistema e dai suoi complici, soprattutto se si frequentano le Curve e i gruppi organizzati: chi li ha vissuti, infatti, dovrebbe conoscere molto bene la strumentalizzazione scientifica, la disinformazione più becera e l’accanimento mediatico e poliziesco che da almeno trent’anni ci perseguitano;
- il fine di queste commedie istituzionali è sempre lo stesso: a) creare il mostro da sbattere in prima pagina; b) propagandare un’emergenza per introdurre nuove forme di controllo e punizione; c) delegittimare i Giudici e dare più potere alle Questure (il meccanismo del DASPO lo conosciamo tutti ormai); d) criminalizzare chi non piega la testa; e) spostare l’attenzione dai problemi reali del Paese.
“CHI È SENZA PECCATO…”
Detto questo, bisognerebbe farsi alcune domande:
- Quante volte sono stati inaspriti i decreti sicurezza, gli strumenti di controllo, di punizione e di ricatto, per non parlare delle leggi speciali?
- A cosa sono servite tutte le nuove ondate repressive spacciate per soluzioni definitive, se ogni volta ci ritroviamo a parlare degli stessi problemi?
- Perché certe criticità emergono sempre più spesso nei momenti in cui l’Italia se ne va letteralmente a puttane?
- Chi siamo noi per giudicare chi esprime la propria rabbia in Piazza, incarnando spesso i nostri stessi valori, agendo con i nostri stessi codici e facendo gli stessi errori che noi abbiamo fatto per anni?
- Ci siamo già dimenticati cos’erano gli Ultras prima che il movimento si addormentasse e si adeguasse agli schemi del Calcio Moderno e del Sistema che lo governa?
- Ci siamo dimenticati cosa siamo stati capaci di fare nei primi decenni – e non solo – del movimento Ultras, gli anni che tra l’altro tutti rimpiangono?
- Li ricordiamo solo noi i treni dati alle fiamme*, le devastazioni, le imboscate, i pestaggi in dieci contro uno, le sassaiole, le città messe a soqquadro, i feriti gravi (se non i morti ammazzati), gli stadi “militarizzati”, ecc.?
- Chi siamo noi per giudicare gli altri?
- Non siamo stati criminalizzati abbastanza per restare – quantomeno – fuori da certe interpretazioni e processi sommari?
- Davvero saremmo capaci di allearci col nostro peggior nemico (ovviamente non ci riferiamo al mondo Ultras) per trasformarci noi stessi in controllori e giustizieri, facendo tra l’altro un favore allo stesso Sistema che ci ha sempre demonizzato, e rassicurando quell’opinione pubblica che non ha mai perso occasione per infangarci?
- Da quando il mondo Ultras è diventato così moralista e intollerante?
- Da quando gli Ultras, da capri espiatori, si sono trasformati in tanti supereroi utili ai magazine, ai giornalai e alle strategie di massa?
- Ci siamo mai chiesti se quanto sta accadendo in alcune città sia frutto anche del nostro cattivo esempio, oltre che della rabbia e della disperazione?
- Molti cittadini si chiedono solo adesso il motivo per cui molti giovani non rispettino i rappresentanti delle Istituzioni: noi Ultras dovremmo saperlo benissimo, oppure ci siamo dimenticati anche questo?
- Da anni denunciamo il fatto che lo stadio è un laboratorio di repressione, che le leggi, le tecniche di controllo e i provvedimenti sperimentati sulla nostra pelle sono poi regolarmente introdotti nella società civile (dagli Ultras alla società civile), e adesso che si rischia di vedere la rotta invertita (dalla società civile agli Ultras), ce ne compiacciamo pure?
In ogni caso, prima di asserire con assoluta certezza che noi non siamo come loro, francamente riflettiamo…
LA STORIA SI RIPETE, SEMPRE…
Eccovi un esempio:
«All’inizio degli anni 2000, il nostro gruppo organizzò la prima manifestazione Ultras in Italia con tifoserie rivali in corteo: veronesi, milanisti, mantovani, piacentini, cesenati, veneziani, legnanesi, solo per citarne alcuni**, qualche rappresentante storico di allora della Roma e della Lazio (che vennero a titolo personale) e perfino qualche bergamasco.
C’erano già stati “raduni” (fin dagli anni Ottanta), proteste “unitarie”, striscioni in comune, ma manifestazioni con tifosi rivali in strada, mai.
Infatti, dai più era ritenuto impossibile che gruppi Ultras italiani potessero manifestare insieme, oltretutto lontano dallo stadio, in città “ostili” e per cause comuni.
Al contrario, la nostra manifestazione dimostrò che oltre ad avere le palle, il mondo Ultras aveva anche un cuore, un’anima e soprattutto un cervello, che poi di fatto è sempre stato la nostra arma migliore, sebbene spesso ce ne siamo dimenticati.
Senza volerci autocelebrare e senza entrare nei dettagli del corteo, possiamo dire che la cosa fece molto scalpore, nonostante l’evento si fosse svolto in una città di provincia come la nostra.
Il corteo, con in testa i veronesi, che portavano uno striscione dedicato ad alcuni loro ragazzi da poco arrestati, sfilò per le vie principali della città, arrivando perfino in Piazza Duomo, dove furono accesi fumogeni e torce.
Ovviamente non ci furono problemi di sorta, e la manifestazione andò benissimo fino alla fine, o quasi.
A un centinaio di metri dall’arrivo, infatti, un paio di ragazzi del corteo ebbero un breve diverbio con alcuni passanti estranei al nostro mondo, per motivi che oggi non ricordiamo nemmeno. Gli organizzatori lo sedarono subito: quel giorno non c’erano intenti bellicosi, ma la volontà di denunciare – in maniera decisa ma intelligente – tutte quelle situazioni repressive che avrebbero trasformato il nostro mondo negli anni successivi.
Consapevoli della responsabilità che derivava dall’unicità di quell’evento, restammo concentrati fino all’ultimo e, nonostante il corteo fosse molto “variegato” e partecipato***, raggiungemmo tutti gli obiettivi prefissati.
Non avevamo però fatto i conti con alcuni giornalisti di allora (che sono gli stessi di oggi, peggiorati ancora, per quanto possibile), che seguirono il corteo fino alla fine, probabilmente speranzosi di vedere qualcosa di eclatante e di “immorale” da vendere all’opinione pubblica, magari per trasformare il senso di una manifestazione quasi perfetta e di per sé eccezionale in un assalto all’extracomunitario.
A dire il vero, al momento del diverbio nessuno di noi si era posto il problema della nazionalità dei passanti “bellicosi”, anche perché non era quello il motivo della discussione.
I giornalisti ovviamente lo fecero, anche perché il “diverso” alimenta – suo malgrado – il sensazionalismo più bieco di certa stampa e di certa politica.
Così riuscirono a trasformare una manifestazione molto rumorosa – ma pacifica – in una caccia allo “straniero”.
Addirittura, uno dei titoli delle agenzie di stampa fu: “Dagli allo Zingaro!”.
Naturalmente le nostre ragioni e le nostre contestazioni passarono tutte in secondo piano, e si parlò solo di quell’episodio.
La cosa peggiore, però, fu constatare nei giorni successivi che gran parte dell’opinione pubblica, il resto della tifoseria bresciana e perfino alcuni gruppi Ultras assenti quel giorno credettero ai titoli di giornale – e non alle nostre testimonianze – e puntarono il dito contro il nostro gruppo.
Fine della storia.»
Dovete sapere che a seconda delle occasioni e delle convenienze altrui, nel tempo siamo stati etichettati come comunisti, sindacalisti, leghisti, addirittura fascisti, facinorosi, bastian contrari, celliniani, zecche, moderati, intransigenti, razzisti, pacifisti, ecc.
Questo a dimostrazione che tanti non ci conoscono (perché non ci vogliono conoscere, ovviamente), altri sono in malafede, e qualcuno, comprendendo le potenzialità del nostro movimento, ci teme pure, e non per la nostra presunta violenza****, bensì perché siamo uomini pensanti e anticonformisti, per usare un eufemismo.
Per questo vogliamo dissociarci da ogni iniziativa che preveda un’alleanza con i nostri veri nemici.
Se davvero vogliamo fare qualcosa di utile, cominciamo a dare l’esempio, e soprattutto impariamo a lottare per i nostri diritti, proprio come stanno facendo tantissimi ragazzi, studenti e lavoratori, nonostante la gogna mediatica e la malafede dei nostri governanti.
Mai un passo indietro! Avanti sempre!
Ultras Brescia 1911 – Azioni di disturbo
Brescia, 25/10/2026
* Non ci riferiamo al treno di ritorno da Piacenza in cui morirono dei tifosi della Salernitana, per il quale le responsabilità furono soprattutto del servizio di dis-ordine organizzato dalle Istituzioni.
** L’elenco è volutamente incompleto: serve solo a far capire che, viste le rivalità, una manifestazione così era tutt’altro che scontata.
*** “Controllare” una qualsiasi manifestazione composta da migliaia di persone non è facile per nessuno, soprattutto se c’è una certa incazzatura nei confronti del Sistema e di chi lo difende con i manganelli.
**** Violenza che sarà pure insita nei gruppi Ultras, ma che non è certo la caratteristica preponderante. In ogni caso, come già detto, tutto questo diventa spesso un pretesto per introdurre nuove leggi repressive.





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